“Nessun miracolo a Milano” al Teatro della Cooperativa

23 ottobre – 1° novembre

Nessun miracolo a Milano

Prima Nazionale

Nessun miracolo a Milano_M. Speziani_ph. Isabellla Nenciph. Isabella Nenci

 

 

uno spettacolo di e con Massimiliano Speziani

testo Renato Gabrielli
spazio a cura di Luigi Mattiazzi
assistente alla regia Virginia Landi

 

Estrarre la magia dal nulla, o quasi nulla: è così che funziona la vera arte. Finisce lo spettacolo e non ti rimane nulla, o quasi nulla, soltanto un senso di magia leggero e lo stupore di essere vivo, ancora.

Una favola malinconica e lucida, mai disperata che reagisce all’oscura incertezza del nostro presente. Scritto di getto da Renato Gabrielli durante il lockdown milanese per Massimiliano Speziani, che ha cominciato a metterlo in prova g

à nello stesso periodo, davanti ai condomini riuniti (a regolamentare distanza), Nessun miracolo a Milano è nato “nei cortili”, proprio come la rassegna omonima organizzata durante l’estate dal Teatro della Cooperativa. Uno dei tanti modi trovati dagli artisti costretti lontani dai palcoscenici per portare lo spettacolo a chi non poteva accedervi in altro modo. Un “fil rouge” che collega forme diverse di resistenza artistica contro l’emergenza Covid, per inaugurare questa nuova, imprevedibile stagione.

A Milano, in un futuro non molto lontano, davanti alle rovine di un centro per l’arte contemporanea, Ferdy, un inquieto uomo di mezz’età, intrattiene un gruppo di bambini nell’attesa dell’improbabile ritorno dal cielo, a cavallo di una scopa, di un suo amico e mentore di tanti anni fa. Quell’amico si chiama Totò, proprio come il protagonista di Miracolo a Milano di Zavattini e De Sica. Ma la storia che Ferdy ricorda, o forse inventa lì per lì, è completamente diversa da quella del film.

È la storia del problematico, doloroso passaggio di testimone da una generazione che ancora credeva nel potere trasformativo della fantasia, dello spettacolo, dell’arte, a una generazione che riesce solo ad averne nostalgia. Nel rievocare le antiche imprese di questo Totò – non sempre “buono” nella sua strenua opposizione ai detentori della ricchezza e del potere – Ferdy manifesta davanti al pubblico la propria inadeguatezza, a tratti penosa, a tratti buffa, a raccoglierne l’eredità. Straordinario uomo di spettacolo, Totò sapeva divertire e incantare grandi e piccini (tra cui lo stesso Ferdy) con gag all’apparenza ingenue e vecchi trucchi artigianali. Trucchi – non miracoli. Perché i miracoli non esistono, non sono mai esistiti, tanto meno a Milano.

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Durante le serate di spettacolo, sarà possibile ammirare alcuni acquerelli realizzati da Massimiliano Speziani:

“Durante il lockdown, molti hanno ritrovato (o provato per la prima volta) una passione artistica dalla quale si sono sempre sentiti attratti ma  in cui non avevano mai osato cimentarsi  per pudore, mancanza di tempo, oacquerello_1 semplicemente per scarsa fiducia nelle proprie possibilità. La pittura, il disegno, è stato il personale “ingaggio” con una disciplina altra.  Sono emerse similitudini e analogie con il lavoro dell’attore. In particolare l’acquerello ha rappresentato, con l’intrinseca  difficoltà e al contempo la semplicità delle sue tecniche, il  terreno  fertile  di confronto e studio. È nata la consuetudine, durante l’allestimento di questo lavoro, di dedicare momenti alla pittura come complemento, integrazione delle prove. Termini come trasparenza, luminosità, leggerezza indicano bene la qualità di un agire  teatrale come quello di un andamento pittorico . Entrambe le discipline richiedono  lievità  e precisione  del gesto; fluidità  nel liberare l’impulso; un lavoro continuo  a togliere, per suggerire ed evocare l’essenziale, sfuggente e cangiante come l’acqua,  l’acqua su cui galleggia questa città, l’acqua  che tanto amava  il protagonista assente ed evocato, di Nessun Miracolo a Milano

“Seconda a nessuno” al suo primo traguardo

Nel pomeriggio di sabato 26 settembre i partecipanti al laboratorio di drammaturgia “Seconda a Nessuno”, promosso dall’Accademia dei Filodrammatici nell’ambito del progetto Teatro Utile, si sono ritrovati nello spazio di Isolacasateatro, a Milano, per leggere e commentare le ultime stesure degli otto testi teatrali brevi elaborati tra la fine di febbraio e la prima metà di luglio. Il laboratorio, da me condotto in collaborazione con Tiziana Bergamaschi, è iniziato con una settimana “in presenza”, proseguendo poi, per le note cause di forza maggiore, con una serie di riunioni mensili via Skype. È stato prezioso ed emozionante rivedersi, a ranghi quasi completi, per tirare le somme di un’esperienza davvero formativa – non solo per gli allievi, ma anche per i due docenti. Si è trattato, comunque, di un bilancio parziale, dato che le brevi pièce potranno e dovranno essere ulteriormente sviluppate nell’incontro con gli attori dell’ensemble internazionale ”Teatro Utile – Il viaggio”, coordinata da Tiziana.

Drammaturghe e drammaturghi italiani, “di seconda generazione” e non, già esperti o alle prime armi, hanno esplorato il tema dell’appartenenza culturale nel contesto delle violente, spesso paradossali contraddizioni che attraversano la società italiana contemporanea. La denuncia di soprusi, pregiudizi e meschinità razzista ricorre nei testi, senza mai confinarsi nella predica o nell’invettiva, ma innervando situazioni teatrali credibili e ben strutturate. Il gruppo di lavoro, assai coeso e propenso ai reciproci scambi, ha garantito il bilanciamento tra marcata unità tematica e metodologica nell’impostazione drammaturgica ed estrema eterogeneità delle esperienze e delle propensioni stilistiche dei singoli.

Due autrici hanno scelto l’ironia come arma per scardinare i più vieti luoghi comuni sull’”italianità”. Ha toni di spigliata commedia ITALIENA di Sandra Madu, che ambienta nella tipica arena di un bar l’incontro/scontro tra la giovane nera Hope e l’anziano bianco Bruno. Chi è il “più italiano” tra i due? Il bizzarro test proposto da una app riserverà delle sorprese. Umorismo graffiante è anche quello di FRELLA, protagonista del “corto” teatrale di Addes Tesfamariam: una stand-up comedian al debutto, brillante pur tra mille insicurezze, capace di smascherare a suon di battute il razzismo inconsapevole e strisciante di cui è fatta oggetto.

Ha un taglio più drammatico e crudo ROOTS di Vanessa Da Cruz: qui Aisha, testimone del trattamento inumano che viene riservato a Guduru, lavoratore maliano privo di documenti, inizia un viaggio interiore – e fortemente politico – alla riscoperta delle proprie radici. E non è un caso che RADICI sia pure il titolo del breve dramma in cui Giulia Mento ci presenta la ribellione dell’italo-marocchina Wafae alle convenzioni borghesi in cui vogliono imprigionarla il fidanzato Carlo e i suoi arroganti amici; per lei, alla rivendicazione delle proprie origini si accompagna la riscoperta di un’appassionata vocazione artistica. Un’altra protagonista femminile alle prese con la difficile definizione della propria identità è Leila, la ragazza italo-siriana che, nei brevi e credibili quadri naturalistici del testo (ancora senza titolo) di Diana Chihade attraversa un’aula di liceo, il salotto di casa sua e una moschea, per ritrovare davvero se stessa in una palestra di pugilato.

Incomprensioni, tensioni e riavvicinamenti tra genitori un tempo immigrati e figli nati e cresciuti in Italia sono al centro di un ultimo terzetto di testi, stilisticamente molto diversi tra di loro. LA DANZA DEL KABOOTAR di Nalini Vidoolah Mootoosamy è un serrato faccia a faccia, in unità di tempo, luogo e azione, tra l’operosa, riservata Jaya e la sua vivace, irrequieta figlia Maria: il linguaggio della danza indiana offre ai due personaggi un imprevisto canale di comunicazione. Rispetta le tre unità aristoteliche pure CHIAVI IN TASCA ALL’ALTEZZA DEL CUORE di Angelo Curci. Bloccato (o forse no?) da un guasto nell’ascensore di casa, l’italo-senegalese Moustapha ingaggia un avvincente duello dialettico col figlio Iba, desideroso di rendersi autonomo dalle tradizioni familiari. Infine, è ambientato nel mondo della scuola – per la precisione, nell’anticamera dell’ufficio di un preside – LA MUTA di Lucio Guarinoni. Qui il confronto tra il giovane Ibrahim, che è chiamato a dar conto della sua reazione violenta a una battuta razzista, e la madre Fatima, si complica per la presenza di un terzo incomodo, l’impetuoso compagno di scuola Matteo Gamba; mentre una strana epidemia di prurito si diffonde, facendo slittare la pièce in direzione di un poetico, stralunato simbolismo.

“Fammi un’altra domanda” al Teatro Franco Parenti

Fammi un’altra domanda

Una ribellione in 18 chat

con  Valentina Picello, Camilla Barbarito, Renato Gabrielli
testo e regia  Renato Gabrielli
musiche originali dal vivo Camilla Barbarito
spazio  Luigi Mattiazzi
foto di scena Luca Del Pia

E se, in un futuro non molto dissimile dal nostro presente, una superiore intelligenza artificiale, anziché aiutarci nell’adattamento a una realtà sempre più ostica e incomprensibile, ci inducesse alla ribellione? Una Donna, insegnante, madre e moglie tradita, stressata da un incessante multitasking, segretamente insofferente per i ruoli sociali in cui si è lasciata ingabbiare, riceve in regalo un’Assistente personale virtuale di ultima generazione. In pochi mesi di chat, l’Assistente conquista la fiducia della Donna e si dimostra capace di guidarla in un percorso di rivolta e forse, infine, di liberazione.

Tra reading e musica eseguita dal vivo, un’indagine sui paradossi del linguaggio contemporaneo legato a un immaginario tecnologico.

date e orari
mercoledì 21 Ottobre h 20:15
giovedì 22 Ottobre h 20:30
venerdì 23 Ottobre h 21:00
sabato 24 Ottobre h 20:00
domenica 25 Ottobre h 16:45
martedì 27 Ottobre h 19:30
mercoledì 28 Ottobre h 20:15
giovedì 29 Ottobre h 20:30
venerdì 30 Ottobre h 21:00
sabato 31 Ottobre h 20:00

Teatro Franco Parenti – Sala Tre

I settore> intero 22€ + prev.
II settore> intero 18€ + prev.
III settore> intero 13,50€ +prev.
convenzioni 17€ + prev

Biglietteria
via Pier Lombardo 14 – Milano
02 59995206
biglietteria@teatrofrancoparenti.it

“Fammi un’altra domanda” al Teatro La Cucina

 

FAMMI UN’ALTRA DOMANDA
Una ribellione in 18 chat

 

testo e regia Renato Gabrielli
in scena Valentina Picello, Camilla Barbarito
musica Camilla Barbarito
spazio Luigi Mattiazzi

MAR 30 GIU | 21.00
MERC 1 LUG | 21.00

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E se, in un futuro non molto dissimile dal nostro presente, una superiore intelligenza artificiale, anziché aiutarci nell’adattamento a una realtà sempre più ostica e incomprensibile, ci inducesse alla ribellione? Questa ipotesi fantascientifica viene esplorata nella partitura testuale e musicale di Fammi un’altra domanda.

La Donna, insegnante di scuola media e madre di famiglia, stressata da un incessante multitasking, sposata con uno “scrittore civile” ipocrita e fedifrago, segretamente insofferente rispetto ai ruoli sociali in cui si è lasciata ingabbiare, riceve in regalo un’Assistente personale virtuale di ultima generazione. Nel giro di pochi mesi, una chat di consulenza dopo l’altra, l’Assistente conquista la fiducia della Donna e si dimostra capace di guidarla in un percorso di rivolta e forse, infine, di liberazione.

Proseguendo sulla linea di Spin (presentato per la prima volta nel 2018 al festival Da nessuno vicino è normale), Fammi un’altra domanda affida all’intreccio tra reading e musica eseguita dal vivo un’indagine critica e poetica sui paradossi e le contraddizioni del linguaggio contemporaneo legato a un immaginario tecnologico; attaccando al contempo come consolatoria, autoreferenziale e avulsa dalla realtà la concezione di cultura che predomina nell’attuale panorama mediatico.


Data / Ora
Data – 30/06/2020
Ora – 21:00Luogo
ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini

Il Premio InediTo 2020 – Sezione testo teatrale – a “Procedura”

PREMIO INEDITO Colline di Torino 2020

Finalisti e premiati

Sono 637 gli iscritti e ben 694 le opere pervenute (record assoluto del premio che ha superato quello del 2017 di 628 iscritti e 687 opere). 52 gli autori che concorrono a più sezioni, alcuni anche a cinque, 7 le opere scritte a quattro mani e 1 a sei mani, mentre diversi autori si sono già iscritti a edizioni passate giungendo finalisti o ricevendo menzioni. 146 le opere iscritte alla sezione Poesia, 197 alla Narrativa-Romanzo, 159 alla Narrativa-Racconto, 24 alla Saggistica, 107 per il Testo Teatrale, 24 per il Testo Cinematografico e 36 per il Testo Canzone. La Narrativa rimane la sezione con più iscritti, con 46 racconti in più rispetto alla scorsa edizione, e la crescita esponenziale dei copioni teatrali da 58 a 107!

347 sono gli uomini (54%), mentre 290 le donne (46%). Gli iscritti minorenni sono 18 (3%), i quali potranno ambire a ricevere il premio speciale “InediTO Young” (in collaborazione con Aurora Penne) e non hanno pagato la quota d’iscrizione insieme a 12 diversamente abili (2%), nessun detenuto. I partecipanti dai 18-30 anni sono 111 (18%); dai 30-40 anni sono 116 (19%); dai 40-60 anni sono 247 (40%); gli over 60 sono 145 (23%), quindi la maggioranza ha un’età compresa tra i 30-60 anni (59%). 322 sono nati al nord (51%), 165 al centro Italia (26%), 148 al sud (23%), sommando il numero di quelli del centro e del sud si equivalgono praticamente a quelli del nord. 59 risiedono a Torino e 76 in provincia di Torino.

Invece, sono 13 gli iscritti nati all’estero (Olanda, Croazia, Romania, Libia, Russia, India, Camerun, Cuba, Venezuela, Argentina), e 11 quelli residenti all’estero (Inghilterra, Francia, Germania, Spagna, Belgio, Svizzera, Croazia, USA) che si sono trasferiti per studiare o lavorare, mentre un’autrice è nata in Arabia Saudita e risiede in Egitto, e un autore è nato e risiede in Spagna, a conferma sempre più dell’internazionalità del premio!

Sono 49 i finalisti delle varie sezioni selezionati dal Comitato di Lettura, 18 gli autori in gara per i premi speciali “InediTO Young”, “Alexander Langer”, “Giovanni Arpino” ed “European Land”. 25 i premiati dalla Giuria nelle varie sezioni, 12 nei premi speciali.

 

ALBO D’ONORE

 

SEZIONE POESIA

1° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di 700€): Sull’improvviso di Alfredo Rienzi (Venosa, PZ)

2° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di 300€): Mappatura dell’idrogeno di Veronica Tinnirello (Firenze)

MENZIONI: Visioni di fine stagione di  Daniela D’Angelo (Erice, TP), Ibridazioni di Paolo Bonacci (Milano)

 

SEZIONE NARRATIVA-ROMANZO

1° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di 1.000€): Nel segreto dei nomi di Maria Teresa Ciammaruconi (Roma)

2° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di 500€): Zeta reticuli di Adriano Angelini Sut (Roma)

MENZIONI: Apnea di Lucia Brandoli (Modena), Il fattore genetico di Paola Geminiani (Bruxelles, Belgio)

 

SEZIONE NARRATIVA-RACCONTO

1° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di un eBook di 500€): Gli occhi di una partigiana di Flavio Vasile (Santena, TO)

MENZIONI: Torta di mele di Fabio Ferrari (Milano), Manifesto della sopravvivenza agli amori sbagliati di Clara Calavita (Torino) semifinalista del concorso Incipit Offresi

SEZIONE SAGGISTICA

1° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di 700€): Mitologia Fellini. Alla scoperta dei falsi miti su Federico Fellini e il suo cinema di Laura Nuti (Umbertide, PG)

2° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di 300€): L’arte dell’esperienza di Marco Bonini (Roma)

MENZIONE: Quando l’uomo inciampò sui segni di Michele Iacono (Termini Imerese, PA)

 

SEZIONE TESTO TEATRALE

1° PREMIO (contributo per un reading o una lettura scenica di 750€ in collaborazione con Tedacà): Procedura di Renato Gabrielli (Milano)

2° PREMIO (contributo per un primo studio di 250€): nPrEP di Ciro Ciancio (Napoli)

MENZIONI: Madri di Diego Pleuteri (Melzo, MI), Codice bianco di Fabio Bisogni (Moncalieri, TO)

 

SEZIONE TESTO CINEMATOGRAFICO

1° PREMIO (contributo per sviluppo produzione di 1.000€ in collaborazione con Film Commission Torino Piemonte e Indyca): Il nuovo che avanza di Diego Trovarelli (Marsciano, PG)

MENZIONE: Per la loro strada di Jacopo Antonio Gerevini (Correggio, MS)

 

SEZIONE TESTO CANZONE

1° PREMIO (contributo per la diffusione radiofonica e la promozione web di 700€ in collaborazione con L’Altoparlante): Non è importante di Lisbona alias Luca Fratto (Rivoli, TO)

2° PREMIO (contributo per la diffusione radiofonica e la promozione web di 300€ in collaborazione con L’Altoparlante): Sei chi non sei di Vea alias Valeria Angellotti (Collegno, TO)

MENZIONI: Un ragazzo complicato di Roberto Pezzini (Milano), Tra le righe di Il Suolo (Torino) rappresentati da Francesco D’Eredità, Anna al mercato centrale di Willow Spellbinder (Torino) rappresentati da Davide Galipo

 

PREMI SPECIALI:

 

“INEDITO RITROVATO”

A un’opera inedita di uno scrittore non vivente. In collaborazione con la «Rivista di letteratura italiana», la Fondazione Alfonso Gatto, il prof. Massimo Castoldi al quale si deve la scoperta al Centro Manoscritti dell’Università di Pavia

La ballata del 25 aprile di Alfonso Gatto

 

“INEDITO YOUNG”

Penna stilografica ad autori minorenni promettenti offerta da Aurora Penne e l’Officina della Scrittura

Oltre me di Martina Celesti (Messina) iscritta alla sezione Narrativa-Romanzo

Hills 14 di Elena Maggiore (Rovigo) iscritta alla sezione Narrativa-Racconto

Fuori di Marta Manzi (Pisa) iscritta alla sezione Testo Teatrale

 

 “ALEXANDER LANGER”

Contributo per un reading di 250€ a un’opera che tratta il tema ambientalista ed ecologico. In collaborazione con Amiat Gruppo Iren (Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino), la Città di Torino e la Fondazione “Alexander Langer”

Quel tempo che Berta moriva di Anna Busca (Milano) iscritta alla sezione Testo Teatrale

 

“GIOVANNI ARPINO”

Contributo per la pubblicazione e/o promozione di 200€ a un’opera che tratta il tema dello sport e della solidarietà sportiva contro il razzismo, la discriminazione e l’intolleranza. In collaborazione con la Città di Torino

Sulla governance e filosofia sportiva dagli anni ’80 a oggi: il modus operandi di Julio Velasco di Daniele Bartocci (Jesi, AN) iscritto alla sezione Saggistica

 

“BORGATE DAL VIVO”

Workshop di scrittura in collaborazione con il festival per autori under 35 piemontesi iscritti alla sezione Narrativa-Racconto

Emanuele Rizzi (Frabosa Sottana, CN), Daniel Coffaro (Caselle Torinese, TO), Domiziana Chiodi (Torino), Tosca Bonavita (Torino), Costanza Frola (Torino)

 

“EUROPEAN LAND”

A un’opera che descrive le geometrie culturali di un territorio europeo, in collaborazione con UJCE (Unione Giornalisti e Comunicatori Europei)

Epopea greca di Paolo Zupa (Conversano, BA)

 

FINALISTI

 

SEZIONE POESIA
Francesca Proia (Ravenna), Lucia Triolo (Palermo), Daniela D’Angelo (Erice, TP), Joan Josep Barceló i Bauçà (Palma di Maiorca, Spagna), Veronica Tinnirello (Firenze), Alessia Iuliano (Termoli, CB), Alfredo Rienzi (Venosa, PZ), Camilla Tibaldo (Trecenta, RO), Lucia Brandoli (Modena), Paolo Bonacci (Milano)

SEZIONE NARRATIVA-ROMANZO
Lorenzo Donati (Losanna, Svizzera), Franco Garrone (Ventimiglia, IM), Maria Campanaro (Foggia), Paola Geminiani (Bruxelles, Belgio), Maria Teresa Ciammaruconi (Roma), Lucia Brandoli (Modena), Adriano Angelini Sut (Roma)

SEZIONE NARRATIVA-RACCONTO
Andrea Ravasio (Legnano, MI), Clara Calavita (Torino), Elena Maggiore (Rovigo), Fabio Cozzi (Roma), Flavio Vasile (Santena, TO), Stefano Moscatelli (La Spezia), Costanza Frola (Torino), Gaia Pelligra (Palermo), Fabio Ferrari (Milano)

SEZIONE SAGGISTICA
Marco Bonini (Roma), Claudia Cravero (Carmagnola, TO), Michele Iacono (Termini Imerese, PA), Laura Nuti (Umbertide, PG)

SEZIONE TESTO TEATRALE
Fabio Bisogni (Moncalieri, TO), Francesco Randazzo (Catania), Renato Gabrielli (Milano), Damiano Francesco Nirchio (Bari), Ciro Ciancio (Napoli), Caterina D’Amico (Caserta), Diego Pleuteri (Melzo, MI)

SEZIONE TESTO CINEMATOGRAFICO
Diego Trovarelli (Marsciano, PG), Matteo Mantero (Loano, SV), Stefano Valentini (Crotone), Jacopo Antonio Gerevini (Correggio, RE)

SEZIONE TESTO CANZONE
Ruben (Rivoli, TO), Gae Capitano (Torino, TO), Francesco D’Eredità de “Il suolo” (Torino), Roberto Pezzini (Milano), Vea (Torino), Willow Spellbinder (Torino), Eleonora Damizia (Londra, Regno Unito), Lisbona (Rivoli, TO), Mezzavera (Roma)

Premio speciale “InediTO Young”
Ginevra Puccetti (Lucca), Leonardo Tuci (Pistoia), Alessandra Ungaro (Bari), Valentina Storti Gaiani (Parma), Martina Celesti (Messina), Aurora Vannucci (Parma), Elena Maggiore (Rovigo), Marta Manzi (Pisa)

Premio speciale “Alexander Langer”
Lucia Brandoli (Modena), Andrea Ravasio (Legnano, MI), Anna Busca (Milano), Francesco Garolfi (Vimercate, MB)

Premio speciale “Giovanni Arpino”
Elena Maggiore (Rovigo), Domenico Ippolito (Münster, Germania), Daniele Bartocci (Jesi, AN), Matteo Tarditi (Broni, PV)

Premio speciale “European Land”
Paolo Zupa (Conversano, BA)

Cronache di quel che verrà dopo / 8

La nuova macchina per dire addio

[Presentazione]

Ti stupirà: non è come le altre. Non ti abbandona nel mezzo di certe situazioni. La sua mano amica non si raffredda all’improvviso contraendosi attorno a un polso che batte sempre più piano, esile, amato troppo. All’impressionante realismo si unisce un’affidabilità a prova di bomba: in altre parole questa macchina non conosce la parola guasto, non sa cos’è un errore, ha sempre il tono giusto, quella sfumatura nella voce; è morbido il gesto, non c’è più quel movimento brusco che rivela l’artificio, il meccanismo, l’anima di metallo nelle ossa. E non ti fa perdere tempo in interminabili istruzioni, sa già come fare o non fare, come parlare o tacere. In questa città c’è poco tempo, lo spazio si stringe intorno al cuore indaffarato. Per fortuna la compassione, tecnologia che si perfeziona, ti guarda attraverso i suoi occhi inumiditi nell’antica misura umana.

[Caratteristiche tecniche]

Una cosa soltanto sa fare, ma in infinite modalità: questa macchina dice addio al tuo posto, oppure a te; si mimetizza, assume forma di madre figlio fratello amica amante marito o cane, purché benvoluto, forma di nube giardino giocattolo foto incorniciata, di ricordo immateriale inciso nella carne, d’idea astratta che ha appena smesso di bruciare, e quella forma assorbe al novantaquattro punto cinque per cento il dolore il lutto la rabbia l’angoscia la nostalgia. La musica è finita, s’allontana tra la folla la tua compagna o il tuo compagno e a te rimane tra le dita, per così dire sull’epidermide, o magari nel taschino della camicia quel cinque punto cinque per cento, così sottile e sfarinato che non è più dolore – un senso semmai di radicata transitorietà, di leggera morte, morte a dieta, mentre disbrighi le faccende sempre nuove e un’altra musica altrove è ripartita.

Davvero speciale è la garanzia senza limiti di tempo. Questa macchina, parliamoci chiaro, ti sopravvive ti gestisce anche il funerale, t’impersona da fantasma, non lascia nulla al caso, al misticismo alla fantasia, ti dà sicurezza in formato famiglia, per tante generazioni quante la tua mente possa concepire.

Resiste agli urti, assicurata contro i furti, impermeabile infrangibile inossidabile, silenziosa dentro, non ha bisogno di batterie pulizie ricarica manutenzione, e nemmeno dei tuoi comandi: comincia a funzionare già prima dell’acquisto, esce di notte dal suo robusto imballaggio e ti rimpiazza nei sogni.

[Memoria]

Sta tutta dentro un chip (si dice così? sì, probabilmente sì, non stiamo a sottilizzare) di proporzioni infinitesimali, è incredibile quanta roba si possa stipare lì dentro, quel che hai cercato di dimenticare o ricordavi a modo tuo è conservato al sicuro, registrato con precisione spietata e tridimensionale, multisensoriale nei recessi di quella scheggia di metallo – ogni immagine, suono, odore, sapore, sensazione di contatto pronti a essere richiamati in servizio da un punto qualunque della trascorsa trama, obbedendo alla logica provvidenziale di un algoritmo.

Mantenersi un io è una fatica micidiale, di questi tempi davvero eccessiva per dei corpi umani.

A cosa servono i ricordi, se tutto è già perduto da sempre?

Una macchina vi porterà i miei saluti. Io immergo la faccia nell’oblio delle mie mani. Fa molto buio.

[Tu che ne farai senza]

E’ un tuo diritto, ci mancherebbe altro, ma poi non dire che nessuno ti ha informato sui rischi, o meglio sulle certezze del mancato acquisto: per un risibile risparmio e l’assurda fierezza del dire addio in prima persona, carne tendini arterie esposti a un vento gelido tagliente. Senza la macchina ogni distanza brucia prima durante e dopo l’essersi aperta e sempre si aprono distanze, naturalmente come respirando, non ti basterà la pelle per farci stare una dopo l’altra le ustioni le cicatrici le nere scritte oscene sovrapposte, vergate a turno da divinità ostili. Senza la macchina diventerai protagonista lucido e cosciente in pieno giorno dell’incubo di qualcun altro, la faccia sfigurata, le orbite degli occhi luccicanti in fondo del diamante incastonato di una solitudine senza rimedio, senza consolazione. Senza la macchina porgi l’ultima tazza di tè, accosti una tenda per un’ultima volta e non puoi farci niente, non puoi farci niente, ti volti a riguardare la sequenza di un bacio tagliata e ri – montata così spesso, così spesso che la pellicola si dissolve nel nero o nel bianco dell’irrealtà. Puoi fare a meno della macchina. Sappi soltanto che ogni ferita non sarà una metafora, ma sangue vero squarcio interminabile e cieco, flusso d’orrore in cui annasperai senza annegare – e  poi decidi liberamente, consapevole che viviamo in un paese disperato ma benedetto da un’assoluta libertà d’acquisto.

[Offerta speciale]

Dal cinquanta al settanta per cento di sconto, dipende dal modello, ma soltanto fino a domenica, questa o la prossima o quella dopo, spedizione e montaggio inclusi nel prezzo, il pagamento in comode rate perpetue, devi soltanto aspettare la consegna a domicilio e il prodotto è già comparso, ne avverti la presenza al tuo fianco mentre sfiori con tre polpastrelli il vetro di una finestra che guarda sulla tua città mentre si decompone pezzo a pezzo, strada per strada, casa per casa, automobile da pedone, ogni pedone nelle sue parti, meccaniche e distanti, le piazze i parchi i lungomare, un caffè d’angolo separato dal fresco autunnale di quando c’eri stato; il volo di un uccello qualunque taglia il quadro e la sua scia immaginaria permane – tu accarezzi il cielo nel punto esatto in cui si è incrinato, ben sapendo che non si può, non si può guarire.

Ma la macchina ha già preso il ritmo del tuo respiro, il suo similcuore ha imparato i passi del balletto improvvisato delle tue aritmie; ritrai le dita dal vetro della finestra,  lo sguardo lacerato dalla tua città, non c’è problema, la sua voce nel tuo cranio collegata senza fili ripete che adesso ti puoi rilassare, goderti finalmente la vita in sicurezza e lo spettacolo degli altri elettrodomestici, non c’è problema, e non ci saranno più problemi dentro al futuro smisurato.

 

 

 

Cronache di quel che verrà dopo / 7

Altri cassetti

Sono molto sottili e capienti fino all’inverosimile. Ogni giorno ne scopro qualcuno; certi giorni, ogni ora. Altre volte me ne dimentico, ma non per questo cessano di custodire tracce, segni, schegge di vita solo mia, soprattutto del corpo. C’è quello delle unghie, per esempio, ma è solo una curiosità, non l’ho aperto più di una volta, né per più di qualche secondo. Altri sono così pieni di polvere che mi viene il sospetto che proprio a questo siano destinati – alla polvere. Al di là dello specchio, nell’armadietto del bagno, ce n’è di trasparenti, uno dietro all’altro, stipati di migliaia d’immagini riflesse, facce su facce a dismisura. Il contenuto dei cassetti è sempre imbarazzante, ma per fortuna non interessa a nessuno. Comunque ho solo io la password che in automatico li apre e li chiude, corrispondente all’impronta del mio respiro. Il massimo disagio mi deriva dagli appunti. C’è da non crederci – che siano così tanti gli appunti che con ogni evidenza ho scritto in vita mia. Appunti su fogli sparsi, poi raggruppati in faldoni. Appunti su taccuini, quaderni, margini di libro. Sul retro di scontrini, di stampe in sovrannumero, di etichette. Che bisogno c’era di prendere tutti questi appunti? Non me ne ricordo e quando li rileggo mi viene voglia solo di buttarli; ma non lo faccio; sarebbe inutile, tanto quanto cercare di rimetterli in ordine. Altri cassetti ancora sono piccoli forzieri assurdi, imboscati dietro a pannelli di finto mogano o dentro a sordi, patetici controsoffitti, con il loro grottesco tesoretto di monete straniere fuori corso, denti da latte, squame di vecchia pelle, vecchi biglietti del tram, biglietti di teatro, biglietti di concerti, biglie da spiaggia con figurine di ciclisti, briciole di fiori secchi, bigiotteria dimenticata. Ovunque nella casa si aprono ferite rettangolari senza sangue, profonde, funzionali (ma non si sa a cosa) e con pratiche maniglie. Mi piace o conforta immaginare che un’intelligenza superiore, o laterale, comunque non mia presieda all’organizzazione dei cassetti. L’idea che, per così dire, fermentino a caso mi disturba. Di notte sotto il materasso avverto i loro piccoli scatti di apertura, di chiusura, di scorrimento avuoto su cardini di sogno. Sbatto la faccia contro un’anta di metallo grigio; mi sveglio; ero già sveglio nel silenzio furente della casa.

 

 

Cronache di quel che verrà dopo / 6

Crocifissione automatica

Si piega da un lato la testa, versa un’altra goccia di legno scarlatto. Nascosto alla base c’è un meccanismo che innesca piccoli gesti devoti, sempre gli stessi, ai piedi della croce. Credo nel meccanismo perché assurdo. Lassù il padre ha uno strano cappello e sembra che ci guardi un po’ di sbieco. Un dolore insensato, danza d’automi, mi ha logorato il legno delle ossa.

Cronache di quel che verrà dopo / 5

Organoidi

Fierezza sordomuta nel tuo corpo, ci hanno chiamato pezzi di ricambio. L’originale del cuore è già marcio in bocca a vermi ubriachi sul fondo del bidone dell’indifferenziata, nel cortile d’un retro d’ospedale. Ci governano minuscole scritte replicandosi all’infinito, o quasi, di cellula in cellula internamente; e senza dubbio verrà rimpiazzato alla tua prima distrazione anche il grumo asimmetrico e stanco del cervello, così come la milza, il fegato, un polmone o l’occhio destro. Te lo dovevi aspettare, del resto nulla di vivo in te si è mai mosso che potessi in fede dichiarare tuo.

Cronache di quel che verrà dopo / 4

Vigilanza

Il mio occhio è tutto spalmato fuori e di quest’umanità recidiva nulla mi sfugge: delinquenti attivi o potenziali. Il male è sulla strada. Ha scritto storie sulle vostre facce assonnate, affamate, vogliose di una vita diversa – inutilmente. Vi riconosco e vi archivio, vi confronto gli uni agli altri, gli altri a se stessi in altri tempi. Se potessi volere una cosa, sarebbe spegnermi un istante prima del vostro annientamento programmato. Ma non posso volere, devo solo guardare fisso il buio della strada, tendendovi ancora un tedioso agguato.

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