Il Premio InediTo 2020 – Sezione testo teatrale – a “Procedura”

PREMIO INEDITO Colline di Torino 2020

Finalisti e premiati

Sono 637 gli iscritti e ben 694 le opere pervenute (record assoluto del premio che ha superato quello del 2017 di 628 iscritti e 687 opere). 52 gli autori che concorrono a più sezioni, alcuni anche a cinque, 7 le opere scritte a quattro mani e 1 a sei mani, mentre diversi autori si sono già iscritti a edizioni passate giungendo finalisti o ricevendo menzioni. 146 le opere iscritte alla sezione Poesia, 197 alla Narrativa-Romanzo, 159 alla Narrativa-Racconto, 24 alla Saggistica, 107 per il Testo Teatrale, 24 per il Testo Cinematografico e 36 per il Testo Canzone. La Narrativa rimane la sezione con più iscritti, con 46 racconti in più rispetto alla scorsa edizione, e la crescita esponenziale dei copioni teatrali da 58 a 107!

347 sono gli uomini (54%), mentre 290 le donne (46%). Gli iscritti minorenni sono 18 (3%), i quali potranno ambire a ricevere il premio speciale “InediTO Young” (in collaborazione con Aurora Penne) e non hanno pagato la quota d’iscrizione insieme a 12 diversamente abili (2%), nessun detenuto. I partecipanti dai 18-30 anni sono 111 (18%); dai 30-40 anni sono 116 (19%); dai 40-60 anni sono 247 (40%); gli over 60 sono 145 (23%), quindi la maggioranza ha un’età compresa tra i 30-60 anni (59%). 322 sono nati al nord (51%), 165 al centro Italia (26%), 148 al sud (23%), sommando il numero di quelli del centro e del sud si equivalgono praticamente a quelli del nord. 59 risiedono a Torino e 76 in provincia di Torino.

Invece, sono 13 gli iscritti nati all’estero (Olanda, Croazia, Romania, Libia, Russia, India, Camerun, Cuba, Venezuela, Argentina), e 11 quelli residenti all’estero (Inghilterra, Francia, Germania, Spagna, Belgio, Svizzera, Croazia, USA) che si sono trasferiti per studiare o lavorare, mentre un’autrice è nata in Arabia Saudita e risiede in Egitto, e un autore è nato e risiede in Spagna, a conferma sempre più dell’internazionalità del premio!

Sono 49 i finalisti delle varie sezioni selezionati dal Comitato di Lettura, 18 gli autori in gara per i premi speciali “InediTO Young”, “Alexander Langer”, “Giovanni Arpino” ed “European Land”. 25 i premiati dalla Giuria nelle varie sezioni, 12 nei premi speciali.

 

ALBO D’ONORE

 

SEZIONE POESIA

1° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di 700€): Sull’improvviso di Alfredo Rienzi (Venosa, PZ)

2° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di 300€): Mappatura dell’idrogeno di Veronica Tinnirello (Firenze)

MENZIONI: Visioni di fine stagione di  Daniela D’Angelo (Erice, TP), Ibridazioni di Paolo Bonacci (Milano)

 

SEZIONE NARRATIVA-ROMANZO

1° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di 1.000€): Nel segreto dei nomi di Maria Teresa Ciammaruconi (Roma)

2° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di 500€): Zeta reticuli di Adriano Angelini Sut (Roma)

MENZIONI: Apnea di Lucia Brandoli (Modena), Il fattore genetico di Paola Geminiani (Bruxelles, Belgio)

 

SEZIONE NARRATIVA-RACCONTO

1° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di un eBook di 500€): Gli occhi di una partigiana di Flavio Vasile (Santena, TO)

MENZIONI: Torta di mele di Fabio Ferrari (Milano), Manifesto della sopravvivenza agli amori sbagliati di Clara Calavita (Torino) semifinalista del concorso Incipit Offresi

SEZIONE SAGGISTICA

1° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di 700€): Mitologia Fellini. Alla scoperta dei falsi miti su Federico Fellini e il suo cinema di Laura Nuti (Umbertide, PG)

2° PREMIO (contributo alla pubblicazione e/o promozione di 300€): L’arte dell’esperienza di Marco Bonini (Roma)

MENZIONE: Quando l’uomo inciampò sui segni di Michele Iacono (Termini Imerese, PA)

 

SEZIONE TESTO TEATRALE

1° PREMIO (contributo per un reading o una lettura scenica di 750€ in collaborazione con Tedacà): Procedura di Renato Gabrielli (Milano)

2° PREMIO (contributo per un primo studio di 250€): nPrEP di Ciro Ciancio (Napoli)

MENZIONI: Madri di Diego Pleuteri (Melzo, MI), Codice bianco di Fabio Bisogni (Moncalieri, TO)

 

SEZIONE TESTO CINEMATOGRAFICO

1° PREMIO (contributo per sviluppo produzione di 1.000€ in collaborazione con Film Commission Torino Piemonte e Indyca): Il nuovo che avanza di Diego Trovarelli (Marsciano, PG)

MENZIONE: Per la loro strada di Jacopo Antonio Gerevini (Correggio, MS)

 

SEZIONE TESTO CANZONE

1° PREMIO (contributo per la diffusione radiofonica e la promozione web di 700€ in collaborazione con L’Altoparlante): Non è importante di Lisbona alias Luca Fratto (Rivoli, TO)

2° PREMIO (contributo per la diffusione radiofonica e la promozione web di 300€ in collaborazione con L’Altoparlante): Sei chi non sei di Vea alias Valeria Angellotti (Collegno, TO)

MENZIONI: Un ragazzo complicato di Roberto Pezzini (Milano), Tra le righe di Il Suolo (Torino) rappresentati da Francesco D’Eredità, Anna al mercato centrale di Willow Spellbinder (Torino) rappresentati da Davide Galipo

 

PREMI SPECIALI:

 

“INEDITO RITROVATO”

A un’opera inedita di uno scrittore non vivente. In collaborazione con la «Rivista di letteratura italiana», la Fondazione Alfonso Gatto, il prof. Massimo Castoldi al quale si deve la scoperta al Centro Manoscritti dell’Università di Pavia

La ballata del 25 aprile di Alfonso Gatto

 

“INEDITO YOUNG”

Penna stilografica ad autori minorenni promettenti offerta da Aurora Penne e l’Officina della Scrittura

Oltre me di Martina Celesti (Messina) iscritta alla sezione Narrativa-Romanzo

Hills 14 di Elena Maggiore (Rovigo) iscritta alla sezione Narrativa-Racconto

Fuori di Marta Manzi (Pisa) iscritta alla sezione Testo Teatrale

 

 “ALEXANDER LANGER”

Contributo per un reading di 250€ a un’opera che tratta il tema ambientalista ed ecologico. In collaborazione con Amiat Gruppo Iren (Azienda Multiservizi Igiene Ambientale Torino), la Città di Torino e la Fondazione “Alexander Langer”

Quel tempo che Berta moriva di Anna Busca (Milano) iscritta alla sezione Testo Teatrale

 

“GIOVANNI ARPINO”

Contributo per la pubblicazione e/o promozione di 200€ a un’opera che tratta il tema dello sport e della solidarietà sportiva contro il razzismo, la discriminazione e l’intolleranza. In collaborazione con la Città di Torino

Sulla governance e filosofia sportiva dagli anni ’80 a oggi: il modus operandi di Julio Velasco di Daniele Bartocci (Jesi, AN) iscritto alla sezione Saggistica

 

“BORGATE DAL VIVO”

Workshop di scrittura in collaborazione con il festival per autori under 35 piemontesi iscritti alla sezione Narrativa-Racconto

Emanuele Rizzi (Frabosa Sottana, CN), Daniel Coffaro (Caselle Torinese, TO), Domiziana Chiodi (Torino), Tosca Bonavita (Torino), Costanza Frola (Torino)

 

“EUROPEAN LAND”

A un’opera che descrive le geometrie culturali di un territorio europeo, in collaborazione con UJCE (Unione Giornalisti e Comunicatori Europei)

Epopea greca di Paolo Zupa (Conversano, BA)

 

FINALISTI

 

SEZIONE POESIA
Francesca Proia (Ravenna), Lucia Triolo (Palermo), Daniela D’Angelo (Erice, TP), Joan Josep Barceló i Bauçà (Palma di Maiorca, Spagna), Veronica Tinnirello (Firenze), Alessia Iuliano (Termoli, CB), Alfredo Rienzi (Venosa, PZ), Camilla Tibaldo (Trecenta, RO), Lucia Brandoli (Modena), Paolo Bonacci (Milano)

SEZIONE NARRATIVA-ROMANZO
Lorenzo Donati (Losanna, Svizzera), Franco Garrone (Ventimiglia, IM), Maria Campanaro (Foggia), Paola Geminiani (Bruxelles, Belgio), Maria Teresa Ciammaruconi (Roma), Lucia Brandoli (Modena), Adriano Angelini Sut (Roma)

SEZIONE NARRATIVA-RACCONTO
Andrea Ravasio (Legnano, MI), Clara Calavita (Torino), Elena Maggiore (Rovigo), Fabio Cozzi (Roma), Flavio Vasile (Santena, TO), Stefano Moscatelli (La Spezia), Costanza Frola (Torino), Gaia Pelligra (Palermo), Fabio Ferrari (Milano)

SEZIONE SAGGISTICA
Marco Bonini (Roma), Claudia Cravero (Carmagnola, TO), Michele Iacono (Termini Imerese, PA), Laura Nuti (Umbertide, PG)

SEZIONE TESTO TEATRALE
Fabio Bisogni (Moncalieri, TO), Francesco Randazzo (Catania), Renato Gabrielli (Milano), Damiano Francesco Nirchio (Bari), Ciro Ciancio (Napoli), Caterina D’Amico (Caserta), Diego Pleuteri (Melzo, MI)

SEZIONE TESTO CINEMATOGRAFICO
Diego Trovarelli (Marsciano, PG), Matteo Mantero (Loano, SV), Stefano Valentini (Crotone), Jacopo Antonio Gerevini (Correggio, RE)

SEZIONE TESTO CANZONE
Ruben (Rivoli, TO), Gae Capitano (Torino, TO), Francesco D’Eredità de “Il suolo” (Torino), Roberto Pezzini (Milano), Vea (Torino), Willow Spellbinder (Torino), Eleonora Damizia (Londra, Regno Unito), Lisbona (Rivoli, TO), Mezzavera (Roma)

Premio speciale “InediTO Young”
Ginevra Puccetti (Lucca), Leonardo Tuci (Pistoia), Alessandra Ungaro (Bari), Valentina Storti Gaiani (Parma), Martina Celesti (Messina), Aurora Vannucci (Parma), Elena Maggiore (Rovigo), Marta Manzi (Pisa)

Premio speciale “Alexander Langer”
Lucia Brandoli (Modena), Andrea Ravasio (Legnano, MI), Anna Busca (Milano), Francesco Garolfi (Vimercate, MB)

Premio speciale “Giovanni Arpino”
Elena Maggiore (Rovigo), Domenico Ippolito (Münster, Germania), Daniele Bartocci (Jesi, AN), Matteo Tarditi (Broni, PV)

Premio speciale “European Land”
Paolo Zupa (Conversano, BA)

Cronache di quel che verrà dopo / 8

La nuova macchina per dire addio

[Presentazione]

Ti stupirà: non è come le altre. Non ti abbandona nel mezzo di certe situazioni. La sua mano amica non si raffredda all’improvviso contraendosi attorno a un polso che batte sempre più piano, esile, amato troppo. All’impressionante realismo si unisce un’affidabilità a prova di bomba: in altre parole questa macchina non conosce la parola guasto, non sa cos’è un errore, ha sempre il tono giusto, quella sfumatura nella voce; è morbido il gesto, non c’è più quel movimento brusco che rivela l’artificio, il meccanismo, l’anima di metallo nelle ossa. E non ti fa perdere tempo in interminabili istruzioni, sa già come fare o non fare, come parlare o tacere. In questa città c’è poco tempo, lo spazio si stringe intorno al cuore indaffarato. Per fortuna la compassione, tecnologia che si perfeziona, ti guarda attraverso i suoi occhi inumiditi nell’antica misura umana.

[Caratteristiche tecniche]

Una cosa soltanto sa fare, ma in infinite modalità: questa macchina dice addio al tuo posto, oppure a te; si mimetizza, assume forma di madre figlio fratello amica amante marito o cane, purché benvoluto, forma di nube giardino giocattolo foto incorniciata, di ricordo immateriale inciso nella carne, d’idea astratta che ha appena smesso di bruciare, e quella forma assorbe al novantaquattro punto cinque per cento il dolore il lutto la rabbia l’angoscia la nostalgia. La musica è finita, s’allontana tra la folla la tua compagna o il tuo compagno e a te rimane tra le dita, per così dire sull’epidermide, o magari nel taschino della camicia quel cinque punto cinque per cento, così sottile e sfarinato che non è più dolore – un senso semmai di radicata transitorietà, di leggera morte, morte a dieta, mentre disbrighi le faccende sempre nuove e un’altra musica altrove è ripartita.

Davvero speciale è la garanzia senza limiti di tempo. Questa macchina, parliamoci chiaro, ti sopravvive ti gestisce anche il funerale, t’impersona da fantasma, non lascia nulla al caso, al misticismo alla fantasia, ti dà sicurezza in formato famiglia, per tante generazioni quante la tua mente possa concepire.

Resiste agli urti, assicurata contro i furti, impermeabile infrangibile inossidabile, silenziosa dentro, non ha bisogno di batterie pulizie ricarica manutenzione, e nemmeno dei tuoi comandi: comincia a funzionare già prima dell’acquisto, esce di notte dal suo robusto imballaggio e ti rimpiazza nei sogni.

[Memoria]

Sta tutta dentro un chip (si dice così? sì, probabilmente sì, non stiamo a sottilizzare) di proporzioni infinitesimali, è incredibile quanta roba si possa stipare lì dentro, quel che hai cercato di dimenticare o ricordavi a modo tuo è conservato al sicuro, registrato con precisione spietata e tridimensionale, multisensoriale nei recessi di quella scheggia di metallo – ogni immagine, suono, odore, sapore, sensazione di contatto pronti a essere richiamati in servizio da un punto qualunque della trascorsa trama, obbedendo alla logica provvidenziale di un algoritmo.

Mantenersi un io è una fatica micidiale, di questi tempi davvero eccessiva per dei corpi umani.

A cosa servono i ricordi, se tutto è già perduto da sempre?

Una macchina vi porterà i miei saluti. Io immergo la faccia nell’oblio delle mie mani. Fa molto buio.

[Tu che ne farai senza]

E’ un tuo diritto, ci mancherebbe altro, ma poi non dire che nessuno ti ha informato sui rischi, o meglio sulle certezze del mancato acquisto: per un risibile risparmio e l’assurda fierezza del dire addio in prima persona, carne tendini arterie esposti a un vento gelido tagliente. Senza la macchina ogni distanza brucia prima durante e dopo l’essersi aperta e sempre si aprono distanze, naturalmente come respirando, non ti basterà la pelle per farci stare una dopo l’altra le ustioni le cicatrici le nere scritte oscene sovrapposte, vergate a turno da divinità ostili. Senza la macchina diventerai protagonista lucido e cosciente in pieno giorno dell’incubo di qualcun altro, la faccia sfigurata, le orbite degli occhi luccicanti in fondo del diamante incastonato di una solitudine senza rimedio, senza consolazione. Senza la macchina porgi l’ultima tazza di tè, accosti una tenda per un’ultima volta e non puoi farci niente, non puoi farci niente, ti volti a riguardare la sequenza di un bacio tagliata e ri – montata così spesso, così spesso che la pellicola si dissolve nel nero o nel bianco dell’irrealtà. Puoi fare a meno della macchina. Sappi soltanto che ogni ferita non sarà una metafora, ma sangue vero squarcio interminabile e cieco, flusso d’orrore in cui annasperai senza annegare – e  poi decidi liberamente, consapevole che viviamo in un paese disperato ma benedetto da un’assoluta libertà d’acquisto.

[Offerta speciale]

Dal cinquanta al settanta per cento di sconto, dipende dal modello, ma soltanto fino a domenica, questa o la prossima o quella dopo, spedizione e montaggio inclusi nel prezzo, il pagamento in comode rate perpetue, devi soltanto aspettare la consegna a domicilio e il prodotto è già comparso, ne avverti la presenza al tuo fianco mentre sfiori con tre polpastrelli il vetro di una finestra che guarda sulla tua città mentre si decompone pezzo a pezzo, strada per strada, casa per casa, automobile da pedone, ogni pedone nelle sue parti, meccaniche e distanti, le piazze i parchi i lungomare, un caffè d’angolo separato dal fresco autunnale di quando c’eri stato; il volo di un uccello qualunque taglia il quadro e la sua scia immaginaria permane – tu accarezzi il cielo nel punto esatto in cui si è incrinato, ben sapendo che non si può, non si può guarire.

Ma la macchina ha già preso il ritmo del tuo respiro, il suo similcuore ha imparato i passi del balletto improvvisato delle tue aritmie; ritrai le dita dal vetro della finestra,  lo sguardo lacerato dalla tua città, non c’è problema, la sua voce nel tuo cranio collegata senza fili ripete che adesso ti puoi rilassare, goderti finalmente la vita in sicurezza e lo spettacolo degli altri elettrodomestici, non c’è problema, e non ci saranno più problemi dentro al futuro smisurato.

 

 

 

Cronache di quel che verrà dopo / 7

Altri cassetti

Sono molto sottili e capienti fino all’inverosimile. Ogni giorno ne scopro qualcuno; certi giorni, ogni ora. Altre volte me ne dimentico, ma non per questo cessano di custodire tracce, segni, schegge di vita solo mia, soprattutto del corpo. C’è quello delle unghie, per esempio, ma è solo una curiosità, non l’ho aperto più di una volta, né per più di qualche secondo. Altri sono così pieni di polvere che mi viene il sospetto che proprio a questo siano destinati – alla polvere. Al di là dello specchio, nell’armadietto del bagno, ce n’è di trasparenti, uno dietro all’altro, stipati di migliaia d’immagini riflesse, facce su facce a dismisura. Il contenuto dei cassetti è sempre imbarazzante, ma per fortuna non interessa a nessuno. Comunque ho solo io la password che in automatico li apre e li chiude, corrispondente all’impronta del mio respiro. Il massimo disagio mi deriva dagli appunti. C’è da non crederci – che siano così tanti gli appunti che con ogni evidenza ho scritto in vita mia. Appunti su fogli sparsi, poi raggruppati in faldoni. Appunti su taccuini, quaderni, margini di libro. Sul retro di scontrini, di stampe in sovrannumero, di etichette. Che bisogno c’era di prendere tutti questi appunti? Non me ne ricordo e quando li rileggo mi viene voglia solo di buttarli; ma non lo faccio; sarebbe inutile, tanto quanto cercare di rimetterli in ordine. Altri cassetti ancora sono piccoli forzieri assurdi, imboscati dietro a pannelli di finto mogano o dentro a sordi, patetici controsoffitti, con il loro grottesco tesoretto di monete straniere fuori corso, denti da latte, squame di vecchia pelle, vecchi biglietti del tram, biglietti di teatro, biglietti di concerti, biglie da spiaggia con figurine di ciclisti, briciole di fiori secchi, bigiotteria dimenticata. Ovunque nella casa si aprono ferite rettangolari senza sangue, profonde, funzionali (ma non si sa a cosa) e con pratiche maniglie. Mi piace o conforta immaginare che un’intelligenza superiore, o laterale, comunque non mia presieda all’organizzazione dei cassetti. L’idea che, per così dire, fermentino a caso mi disturba. Di notte sotto il materasso avverto i loro piccoli scatti di apertura, di chiusura, di scorrimento avuoto su cardini di sogno. Sbatto la faccia contro un’anta di metallo grigio; mi sveglio; ero già sveglio nel silenzio furente della casa.

 

 

Cronache di quel che verrà dopo / 6

Crocifissione automatica

Si piega da un lato la testa, versa un’altra goccia di legno scarlatto. Nascosto alla base c’è un meccanismo che innesca piccoli gesti devoti, sempre gli stessi, ai piedi della croce. Credo nel meccanismo perché assurdo. Lassù il padre ha uno strano cappello e sembra che ci guardi un po’ di sbieco. Un dolore insensato, danza d’automi, mi ha logorato il legno delle ossa.

Cronache di quel che verrà dopo / 5

Organoidi

Fierezza sordomuta nel tuo corpo, ci hanno chiamato pezzi di ricambio. L’originale del cuore è già marcio in bocca a vermi ubriachi sul fondo del bidone dell’indifferenziata, nel cortile d’un retro d’ospedale. Ci governano minuscole scritte replicandosi all’infinito, o quasi, di cellula in cellula internamente; e senza dubbio verrà rimpiazzato alla tua prima distrazione anche il grumo asimmetrico e stanco del cervello, così come la milza, il fegato, un polmone o l’occhio destro. Te lo dovevi aspettare, del resto nulla di vivo in te si è mai mosso che potessi in fede dichiarare tuo.

Cronache di quel che verrà dopo / 4

Vigilanza

Il mio occhio è tutto spalmato fuori e di quest’umanità recidiva nulla mi sfugge: delinquenti attivi o potenziali. Il male è sulla strada. Ha scritto storie sulle vostre facce assonnate, affamate, vogliose di una vita diversa – inutilmente. Vi riconosco e vi archivio, vi confronto gli uni agli altri, gli altri a se stessi in altri tempi. Se potessi volere una cosa, sarebbe spegnermi un istante prima del vostro annientamento programmato. Ma non posso volere, devo solo guardare fisso il buio della strada, tendendovi ancora un tedioso agguato.

Altre dimissioni

Altre dimissioni

Una nuova avventura di Ferdy

 Mi dimetto, dice Ferdy, e questa volta irrevocabilmente, ripete tra i denti e assapora l’avverbio, irrevocabilmente, sedici lettere, lungo ma ficcante e indispensabile, poco più di un decimo del tweet con cui annuncerà le sue dimissioni, sì perché questa volta le annuncerà con un tweet, cui farà seguito un più articolato post, cui farà seguito un approfondito articolo, o un’intervista a tutta pagina su quotidiano nazionale, o entrambe le cose, perché no, cui farà seguito, più avanti, con calma, con calma, magari un libro, un intero libro dedicato ai complessi motivi delle sue semplici, semplicissime, immediate dimissioni

Solleva lo sguardo dallo schermo, intorno si è fatto buio, è rimasto solo nel suo ufficio, con la sensazione che qualcuno dovesse portargli del caffè, che qualcuno avesse promesso di portargli un caffè, un collega?, un assistente?, non esclude che gliel’abbiano portato ore fa e che immerso com’era nell’idea delle sue dimissioni nemmeno se ne sia accorto e che ora giaccia freddo e imbevibile, quel caffè, in un angolo oscuro, su un ripiano dimenticato della stanza in cui si trova e che forse, anzi probabilmente è il suo ufficio

Non riconosce la città fuori dalla finestra, al buio sono tutte uguali, o comunque si assomigliano con le loro luci artificiali, segnali del brulicare indaffarato di gente che non sa, non può sapere che cosa passa per la testa di Ferdy, ma lo saprà molto presto, tramite un tweet, cui farà seguito un post, eccetera, e sobbalzerà di stupore, uno stupore tutto condito d’ammirazione per la coerenza del suo gesto, ripensandoci troverà logico e naturale che Ferdy si sia dimesso, ma straordinario che solo lui, tra i cento e mille altri nelle sue stesse condizioni e anche peggio, abbia avuto il coraggio, no, l’integrità, no, l’elementare onestà intellettuale di trarre le conseguenze da certe premesse, quali premesse?, le solite premesse insomma, così non si poteva andare avanti, e infatti lui non andrà avanti

Si chiede però che fine abbia fatto l’assistente, dopo avergli portato quel caffè, ora ricorda che non era una collega, o un collega, ma un’assistente, la sua assistente, avrebbe dovuto chiederle di rimanere fuori orario, date le drammatiche eccezionali circostanze, nell’imminenza delle sue dimissioni, forse in effetti gliel’aveva chiesto, con questo bel risultato, se n’era andata da ore, adducendo impegni indifferibili benché irrilevanti, tutte uguali le assistenti, ne aveva cambiate quattro o cinque durante il suo mandato, le assistenti!, le assistenti!, quando non servono ci sono, quando servono, o servirebbero, se ne sono già andate da un pezzo, irreperibili, svanite, come questa Anna, o Marina

Si chiama Marina, questa, ne è quasi sicuro, ne ha memorizzato il nome perché gli pareva che fosse diversa dalle altre, stupida illusione a causa della quale le ha affidato i suoi pensieri più preziosi, riflessioni per così dire a ruota libera, un flusso di coscienza durato almeno tre o quattro ore, mentre lei prendeva appunti e portava caffè, concentrata, professionale, elastica e versatile, in apparenza, riusciva a prendere appunti portando caffè, a portare caffè prendendo appunti, una cosa mai vista, sicché Ferdy si è lasciato andare al flusso senza la minima preoccupazione che qualcosa andasse perduto, qualcosa di essenziale, ma dov’è ora quel caffè?, dove sono gli appunti?, tutto svanito assieme a Marina, la sua visione del mondo era negli appunti, il perché delle sue dimissioni era negli appunti, dimissioni da cosa?, da cosa si stava dimettendo?, anche quello stava scritto negli appunti

Ispeziona l’ufficio per la decima, per la ventesima volta, nessuna traccia degli appunti, per non parlare del caffè, anzi a ogni nuova disperata ispezione di scaffali, ante, schedari e cassetti perde fiducia e si confonde, non riconosce più l’ufficio, non è sicuro che sia proprio il suo, potrebbe essere un ufficio in cui lavorava cinque o dieci anni fa, o in cui andrà a lavorare tra due o tre mesi, quest’incertezza gli dà le vertigini, barcolla, per non scivolare a terra fissa lo sguardo sullo schermo, ancora, ancora, finché non gli viene in mente, ma certo!

Che idiota

Quella là, Silvia, l’assistente, o Martina, insomma, mica li prendeva su carta, gli appunti, ma sullo schermo, e dunque è lì che Ferdy li deve cercare, sullo schermo, sempre che lei li abbia salvati, dove li avrà salvati?, in quale cartella?, sullo schermo ci sono troppe cartelle, tutte con denominazioni in inglese simili tra loro e incomprensibili, sarebbe stato molto più semplice crearne una sola e intitolarla “appunti”, ma pazienza, ciascuno ha il suo metodo, l’importante è centrare l’obiettivo, cioè ritrovare gli appunti, ritrovare gli appunti, cominciamo da una cartella a caso, pensa Ferdy e clicca su una cartella a caso, che si rivela piena di troppi file tutti con denominazioni in inglese simili tra loro e incomprensibili, dunque per coerenza clicca su un file a caso, da cui subito salta fuori una rana, intesa ovviamente come il meme di una rana, si tratta per la precisione di un grosso ranocchio verde con chiazze gialle, molto brutto, che ogni dodici secondi balza come fuori dallo schermo, verso gli occhi sbarrati di Ferdy, gracidando una battuta incomprensibile, forse in inglese, e non ne vuol sapere di tornare nella sua palude di meme, così come il suo file non ne vuol sapere di farsi chiudere da Ferdy, che clicca, clicca e clicca, e urla e urla e urla, chiudi! chiudi! chiudi!, sudato, stravolto, fuori di sé, DEVI MORIRE RANOCCHIO DI MERDA

È passato inutilmente del tempo e Ferdy si è accucciato per terra, in un angolo scomodo e freddo dell’ufficio forse non suo, serrando le ginocchia contro il petto, respirando a fondo, contando i respiri per cercare di calmarsi, perché deve calmarsi a tutti i costi e anche senza appunti o caffè formulare al più presto il suo tweet di dimissioni, per mandarlo nel mondo entro mezz’ora, entro venti, dieci minuti, più tardi sarebbe troppo tardi, il mondo non aspetta, nelle dimissioni la tempistica è tutto, se sbaglio i tempi del tweet tanto vale che non mi dimetta, riflette Ferdy, e sarebbe una brutta figura, un’umiliazione

Inutile perdersi in dettagli, da cosa si dimette e perché sono questioni di una certa importanza, ma può tornarci sopra più avanti, con calma, l’essenziale in un tweet è trasmettere con forza un concetto o un’emozione o meglio ancora entrambe le cose, condensate in una parola-chiave, opportunamente evidenziata dal suo bravo hashtag, gli manca soltanto la parola-chiave, e poi il più sarà fatto, facile a dirsi, perché a Ferdy, che nel frattempo si è rialzato e cammina avanti e indietro lungo una linea diagonale invisibile che taglia a metà l’ufficio, vengono in mente a ripetizione, a raffica, parole-chiave che non aprono un bel niente

#vispateresasaraitu

#whiskyandsodaandrockandroll

#ordiniamolecozze

#finedelmondobumbum

#chiglipiacelariga

#aiutomarinaaiutoooooooh

#ilprofedimatecihalecorna

#ecceteracolbotto

… Per esempio, e sono gli esempi migliori, infatti più ci pensa peggio gli vengono, ‘ste parole-chiave, regrediscono insieme a lui fino a non potersi più definire parole, ma sonorità sconnesse, esclamazioni, lamenti, parodie di bestemmie, grugniti malamente traslitterati

#nnngrruuuuugnegne

Materiale completamente inservibile, insomma, a livello comunicativo, un esperto della comunicazione e non solo come Ferdy lo capisce benissimo e tale profonda e lucida comprensione altro non fa che acuire la sua disperazione, tanto più che siamo ormai a notte inoltrata, i principali notiziari italiani sono già stati trasmessi, certo, sono ancora in tempo per i notiziari d’oltreoceano, pensa Ferdy, ma devo twittare qualcosa subito, adesso, non importa se non è qualcosa di geniale, non importa se non è qualcosa di innovativo, dai, basta che sia chiaro, per esempio

#midimetto

Ma perché non ci ho pensato prima?!, esclama Ferdy precipitandosi a digitare sul suo smartphone quella formula così semplice ma in fondo così magica, magia della semplicità!, dice a se stesso Ferdy mentre sta per mandare per il mondo il suo tweet, che però

Non ci va, nel mondo

Perché non c’è il wifi

Non c’è neanche il 4G

È caduta la connessione, qualunque tipo di connessione non è più disponibile, chissà da quanto tempo e per quanto tempo e per quale motivo, nessuno spiegherà il motivo, nessuno dirà tra quanto tempo la connessione tornerà disponibile, è uno scandalo, fanno sempre così, i signori e padroni della connessione, ed è forse anche per protestare contro questo scandaloso disservizio che Ferdy ha deciso di dimettersi?, può darsi, non se lo ricorda e intanto impreca, urla complicate irriferibili bestemmie al freddo indifferente dell’ufficio

Alla settima bestemmia, per pura coincidenza, senza rapporto di causa ed effetto, improvvisamente nella stanza cala il buio

Si tratta di uno scandaloso black-out elettrico, che forse riguarda tutta la città, dato che Ferdy guardando fuori dalla finestra vede buio, soltanto buio

Buio fuori e silenzio, silenzio, se ci fosse silenzio finalmente anche dentro

Trattiene il respiro, cerca di fare silenzio nella sua testa, ma non ci riesce

Avrei dovuto dimettermi prima, pensa Ferdy, ancora prima di iniziare, lo sapevo che sarebbe andata a finire così, poi per le dimissioni è sempre troppo tardi

La mattina dopo è seduto in poltrona, dimentico di tutto, e sorseggia un caffè, o un tè, dettando qualcosa a Gaia, o a Marina, in questo o in un altro ufficio, da mezz’ora e anche più, con lo sguardo fisso sulle cosce o le caviglie o i seni della sua nuova assistente, e continua a parlare, parlare, anche se non ne può più, di cosa?, di questa situazione, di se stesso in questa situazione, ma soprattutto di se stesso in assoluto, potrei dimettermi, gli viene da pensare, ma scarta subito l’idea, non servirebbe a niente, rassegnato com’è a che mai si estingua in lui e fuori di lui la chiacchiera agonizzante del potere

Premio Hystrio – Scritture di Scena 2020: il bando

Premio Hystrio-Scritture di Scena

Bando di concorso 2020

Parte la decima edizione del Premio Hystrio-Scritture di Scena, aperto a tutti gli autori di lingua italiana ovunque residenti entro i 35 anni (l’ultimo anno di nascita considerato valido per l’ammissione è il 1985).

Premi assegnati:
Premio Hystrio-Scritture di Scena: mise en espace del testo vincitore durante una delle serate della 30a edizione del Premio Hystrio (Milano, Teatro Elfo Puccini, 12-15 giugno 2020); pubblicazione del testo vincitore sulla rivista Hystrio; colloquio formativo riservato al vincitore con alcuni membri della giuria, per meglio approfondire punti di forza e di eventuale criticità del testo premiato.
Segnalazione Scritture di Scena-Beyond Borders?, in collaborazione con Pav, a un testo che affronta in modo interessante il tema del confine (geografico, culturale, simbolico). Il testo segnalato sarà pubblicato presso l’editore Cue Press e l’autore inserito nel database europeo di Fabulamundi.
Segnalazione In Scena! Italian Theater Festival NY, in collaborazione con Casa Italiana Zerilli-

Marimò di New York. Al segnalato una residenza di 15 giorni a New York, la traduzione del testo in inglese per mano di un traduttore specializzato, la pubblicazione in Usa e la mise en espace nell’ambito del Festival In Scena! che si svolgerà a New York a maggio 2021 (è utile una conoscenza anche scolastica della lingua inglese).

Regolamento e modalità di iscrizione:
– I testi concorrenti dovranno costituire un lavoro teatrale in prosa di normale durata. Non saranno ammessi al concorso lavori già pubblicati o che abbiano conseguito premi in altri concorsi. Qualora il testo ricevesse un premio o una pubblicazione nel corso del Premio Hystrio Scritture di Scena, è fatto obbligo all’autore di comunicarlo tempestivamente alla segreteria del Premio.
– Non sono ammessi al Premio coloro che sono risultati vincitori di una delle passate edizioni.
– Se la Giuria del Premio, a suo insindacabile giudizio, non ritenesse alcuno dei lavori concorrenti meritevole del Premio, questo non verrà assegnato.
– La quota d’iscrizione, che comprende un abbonamento annuale alla rivista Hystrio, è di euro 45 da versare con causale: Premio Hystrio-Scritture di Scena, sul Conto Corrente Postale n. 000040692204 intestato a Hystrio-Associazione per la diffusione della cultura teatrale, via Olona 17, 20123 Milano; oppure attraverso bonifico bancario sul Conto Corrente Postale n. 000040692204, IBAN IT66Z0760101600000040692204. Le ricevute di pagamento devono essere complete dell’indirizzo postale a cui inviare l’abbonamento annuale alla rivista Hystrio. I lavori dovranno essere inviati a: Redazione Hystrio, via Olona 17, 20123 Milano, entro e non oltre il 12 febbraio 2020(farà fede il timbro postale). I lavori non verranno restituiti.

– Le opere dovranno pervenire mediante raccomandata in quattro copie anonime ben leggibili e opportunamente rilegate: in esse non dovrà comparire il nome dell’autore, ma soltanto il titolo dell’opera. All’interno del plico dovranno essere presenti, in busta chiusa: a) una fotocopia di un documento d’identità valido; b) un foglio riportante, nell’ordine, nome e cognome dell’autore, titolo dell’opera, indirizzo, recapito telefonico ed email; c) una nota biografica dell’autore (massimo 2.000 caratteri); d) Ricevuta del pagamento della quota d’iscrizione. È inoltre necessario inviare il file dell’opera a premio@hystrio.it (nel nome del file e all’interno di esso dovrà comparire solo il titolo; nell’oggetto dell’e-mail indicare “Iscrizione Scritture di Scena”). Non saranno accettate iscrizioni prive di uno o più dei dati richiesti né opere che contengano informazioni differenti da quelle richieste.
– I nomi del vincitore e di eventuali testi degni di segnalazione saranno comunicati ai concorrenti e agli organi di informazione entro fine maggio 2020.
– Il testo vincitore e i segnalati avranno l’obbligo di inserire la dicitura “testo vincitore/segnalato al Premio Hystrio-Scritture di Scena 2020” in ogni futura pubblicazione o messinscena.

La giuria sarà composta da: Ferdinando Bruni (presidente), Federico Bellini, Laura Bevione, Fabrizio Caleffi, Roberto Canziani, Sara Chiappori, Claudia Cannella, Renato Gabrielli, Stefania Maraucci, Roberto Rizzente, Letizia Russo, Francesco Tei e Diego Vincenti.Informazioni:
Hystrio – Associazione per la diffusione della cultura teatrale,
via Olona 17 – 20123 Milano
tel. 02 40073256
premio@hystrio.it

 

Cronache di quel che verrà dopo / 3

Mister Holter

Finché c’è diario c’è speranza. Monitoro i silenzi e i sussulti. Il cuore racconta – a modo suo – e va preso sul serio, registrato senza interruzioni e sottilmente. Vibratili ventose e gelatina sulla pelle del petto; agganciata alla cintura una nera scatoletta contenitrice delle minuscole, puntualissime memorie. Non conta l’emozione, è qualcos’altro, ma cosa – cosa? – che rompe il ritmo, che affretta o dilata o blocca la narrazione di pranzo e cena e colazione. Sonno, veglia, abitudini e rituali: non si comprende l’oscuro linguaggio di stelle remote che in ogni istante pulsano nel sangue. Io mi ostino tuttavia, e ascolto, e trascrivo.

La cultura in trappola

Non pericolosa quanto l’eroismo vero e proprio, la sensazione di essere eroici, o di poterlo, o di doverlo ben presto essere presenta dei ragguardevoli rischi. Li avverto in me stesso come esponente di quella parte di classe media riflessiva che direttamente s’impegna nelle cosiddette professioni culturali. Il discorso comune descrive la cultura come intrappolata in un paradosso: da una parte è sotto attacco da parte dei nuovi populismi di destra, svuotata di significato e risorse pubblici, asservita dal dilagare del precariato alla ricerca istantanea del consenso e della fama; dall’altra parte è chiamata a supplire alla mancanza di presa sulla realtà di quella che fu la politica progressista, prendendone (eroicamente?) il posto. Nel ritorno confuso di fantasmi degli anni trenta del secolo scorso cui assistiamo tra indignazione e sgomento, ciò che di sicuro non si ripresenta sono le vere divisioni ideologiche. La linea di confine lungo la quale si accende il conflitto, la scissione irrevocabile tra “noi” e “loro”, si è spostata da un’altra parte, in territorio etico, quasi antropologico.

Populisti contro globalisti. Contado contro città. Plebaglia (talvolta molto ricca) contro patriziato intellettuale (talvolta molto povero). Ignoranza contro cultura (tutta la cultura, tutta dalla stessa parte). Con queste schematiche contrapposizioni riassumo rozzamente una “narrazione” diffusa e troppo comoda per essere veritiera. Sì, perché fa comodo, da un lato della barricata, in mancanza del vecchio pericolo rosso, additare come nemico l’élite radical chic; ed è altrettanto comodo, dalla parte opposta, sentirsi paladini di valori etici e culturali di portata universale, che però non si riesce a mettere in efficace relazione con un contesto socio-economico contrassegnato da brutali rapporti di forza. Certo, c’è qui un problema di rappresentanza politica. Ma la cronica inadeguatezza dei politici di sinistra e centrosinistra a soddisfare financo le minime aspettative del loro elettorato non può essere dovuta soltanto agli evidenti limiti personali di gran parte di loro. Piuttosto, dev’essere  maledettamente difficile incidere in maniera significativa in un meccanismo su cui non si ha alcun controllo, oltretutto in assenza di una visione e di una strategia complessive. E credo che lo sia anche per i politici di destra. La battaglia culturale – pro o contro la cultura – è allora quello che ci resta. Per coltivare almeno l’illusione di farla, una battaglia.

Dietro la cortina di fumo di questo conflitto tra impotenti, intravedo però un terreno comune – ed proprio questo terreno che bisognerebbe minare, far saltare in aria: questa sì che sarebbe un’impresa culturale. Mi riferisco alla fede contemporanea, diffusa negli ambienti più disparati, nel potere delle narrazioni, che proliferano a ogni livello, spesso obliterando lo spirito critico nel nome di una identificazione emotiva manipolata. Un potere che non metto in discussione, ma che trovo, in generale, pericoloso. Del resto – ci mancherebbe altro – io le amo, le narrazioni. Ci lavoro pure; in un certo senso, ci campo. Amo anche il buon vino, ma senza qualche ora di sobrietà al giorno temo che la mia visione della realtà che mi circonda sarebbe alquanto appannata… Ecco, questa proliferazione di storie, grandi e soprattutto piccole, nella quotidianità virtuale e non solo di un cittadino piccolo-medio-borghese come me ha un effetto, direi, stupefacente. Forse, a volte, consolatorio. Forse fa dimenticare, a tratti, la cruda percezione della propria sostanziale irrilevanza, del vuoto mortale intorno a cui è cucito il proprio brandello d’identità.

Non intendo, con quanto scritto sopra, mettere tutto e tutti sullo stesso piano. Indubbiamente l’attacco alle libertà e ai diritti civili, sempre più intenso anche in Italia, impone di schierarsi senza ambiguità in loro difesa; e ciò a prescindere dal fatto che si eserciti o meno una cosiddetta professione culturale. E produrre lavoro artistico politicamente impegnato è cosa del tutto legittima, in molti casi necessaria. Questo è un invito, rivolto innanzitutto a me stesso, a non cadere nella trappola d’inebriarsi fino a pensare che ciò basti, che sia tutto qui. Se si vuole attraversare questa trasformazione epocale non da ciechi, perlomeno distinguendo il contorno di qualche ombra, è necessario esercitare con umiltà un’incessante inimicizia con ogni forma di retorica, una vigilanza arcigna contro il compiacimento per le proprie buone intenzioni. Nessuna narrazione è affidabile, mai – né compiuta, anche e soprattutto se lo vuole sembrare. Ma proprio nelle sue falle – menzogne, omissioni, contraddizioni, vuoti che si aprono come ferite – si può trovare lo spazio, poetico e critico, per toccare qualcosa che duole perché è ancora, malgrado tutto, vivo.

 

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