Altre dimissioni

Altre dimissioni

Una nuova avventura di Ferdy

 Mi dimetto, dice Ferdy, e questa volta irrevocabilmente, ripete tra i denti e assapora l’avverbio, irrevocabilmente, sedici lettere, lungo ma ficcante e indispensabile, poco più di un decimo del tweet con cui annuncerà le sue dimissioni, sì perché questa volta le annuncerà con un tweet, cui farà seguito un più articolato post, cui farà seguito un approfondito articolo, o un’intervista a tutta pagina su quotidiano nazionale, o entrambe le cose, perché no, cui farà seguito, più avanti, con calma, con calma, magari un libro, un intero libro dedicato ai complessi motivi delle sue semplici, semplicissime, immediate dimissioni

Solleva lo sguardo dallo schermo, intorno si è fatto buio, è rimasto solo nel suo ufficio, con la sensazione che qualcuno dovesse portargli del caffè, che qualcuno avesse promesso di portargli un caffè, un collega?, un assistente?, non esclude che gliel’abbiano portato ore fa e che immerso com’era nell’idea delle sue dimissioni nemmeno se ne sia accorto e che ora giaccia freddo e imbevibile, quel caffè, in un angolo oscuro, su un ripiano dimenticato della stanza in cui si trova e che forse, anzi probabilmente è il suo ufficio

Non riconosce la città fuori dalla finestra, al buio sono tutte uguali, o comunque si assomigliano con le loro luci artificiali, segnali del brulicare indaffarato di gente che non sa, non può sapere che cosa passa per la testa di Ferdy, ma lo saprà molto presto, tramite un tweet, cui farà seguito un post, eccetera, e sobbalzerà di stupore, uno stupore tutto condito d’ammirazione per la coerenza del suo gesto, ripensandoci troverà logico e naturale che Ferdy si sia dimesso, ma straordinario che solo lui, tra i cento e mille altri nelle sue stesse condizioni e anche peggio, abbia avuto il coraggio, no, l’integrità, no, l’elementare onestà intellettuale di trarre le conseguenze da certe premesse, quali premesse?, le solite premesse insomma, così non si poteva andare avanti, e infatti lui non andrà avanti

Si chiede però che fine abbia fatto l’assistente, dopo avergli portato quel caffè, ora ricorda che non era una collega, o un collega, ma un’assistente, la sua assistente, avrebbe dovuto chiederle di rimanere fuori orario, date le drammatiche eccezionali circostanze, nell’imminenza delle sue dimissioni, forse in effetti gliel’aveva chiesto, con questo bel risultato, se n’era andata da ore, adducendo impegni indifferibili benché irrilevanti, tutte uguali le assistenti, ne aveva cambiate quattro o cinque durante il suo mandato, le assistenti!, le assistenti!, quando non servono ci sono, quando servono, o servirebbero, se ne sono già andate da un pezzo, irreperibili, svanite, come questa Anna, o Marina

Si chiama Marina, questa, ne è quasi sicuro, ne ha memorizzato il nome perché gli pareva che fosse diversa dalle altre, stupida illusione a causa della quale le ha affidato i suoi pensieri più preziosi, riflessioni per così dire a ruota libera, un flusso di coscienza durato almeno tre o quattro ore, mentre lei prendeva appunti e portava caffè, concentrata, professionale, elastica e versatile, in apparenza, riusciva a prendere appunti portando caffè, a portare caffè prendendo appunti, una cosa mai vista, sicché Ferdy si è lasciato andare al flusso senza la minima preoccupazione che qualcosa andasse perduto, qualcosa di essenziale, ma dov’è ora quel caffè?, dove sono gli appunti?, tutto svanito assieme a Marina, la sua visione del mondo era negli appunti, il perché delle sue dimissioni era negli appunti, dimissioni da cosa?, da cosa si stava dimettendo?, anche quello stava scritto negli appunti

Ispeziona l’ufficio per la decima, per la ventesima volta, nessuna traccia degli appunti, per non parlare del caffè, anzi a ogni nuova disperata ispezione di scaffali, ante, schedari e cassetti perde fiducia e si confonde, non riconosce più l’ufficio, non è sicuro che sia proprio il suo, potrebbe essere un ufficio in cui lavorava cinque o dieci anni fa, o in cui andrà a lavorare tra due o tre mesi, quest’incertezza gli dà le vertigini, barcolla, per non scivolare a terra fissa lo sguardo sullo schermo, ancora, ancora, finché non gli viene in mente, ma certo!

Che idiota

Quella là, Silvia, l’assistente, o Martina, insomma, mica li prendeva su carta, gli appunti, ma sullo schermo, e dunque è lì che Ferdy li deve cercare, sullo schermo, sempre che lei li abbia salvati, dove li avrà salvati?, in quale cartella?, sullo schermo ci sono troppe cartelle, tutte con denominazioni in inglese simili tra loro e incomprensibili, sarebbe stato molto più semplice crearne una sola e intitolarla “appunti”, ma pazienza, ciascuno ha il suo metodo, l’importante è centrare l’obiettivo, cioè ritrovare gli appunti, ritrovare gli appunti, cominciamo da una cartella a caso, pensa Ferdy e clicca su una cartella a caso, che si rivela piena di troppi file tutti con denominazioni in inglese simili tra loro e incomprensibili, dunque per coerenza clicca su un file a caso, da cui subito salta fuori una rana, intesa ovviamente come il meme di una rana, si tratta per la precisione di un grosso ranocchio verde con chiazze gialle, molto brutto, che ogni dodici secondi balza come fuori dallo schermo, verso gli occhi sbarrati di Ferdy, gracidando una battuta incomprensibile, forse in inglese, e non ne vuol sapere di tornare nella sua palude di meme, così come il suo file non ne vuol sapere di farsi chiudere da Ferdy, che clicca, clicca e clicca, e urla e urla e urla, chiudi! chiudi! chiudi!, sudato, stravolto, fuori di sé, DEVI MORIRE RANOCCHIO DI MERDA

È passato inutilmente del tempo e Ferdy si è accucciato per terra, in un angolo scomodo e freddo dell’ufficio forse non suo, serrando le ginocchia contro il petto, respirando a fondo, contando i respiri per cercare di calmarsi, perché deve calmarsi a tutti i costi e anche senza appunti o caffè formulare al più presto il suo tweet di dimissioni, per mandarlo nel mondo entro mezz’ora, entro venti, dieci minuti, più tardi sarebbe troppo tardi, il mondo non aspetta, nelle dimissioni la tempistica è tutto, se sbaglio i tempi del tweet tanto vale che non mi dimetta, riflette Ferdy, e sarebbe una brutta figura, un’umiliazione

Inutile perdersi in dettagli, da cosa si dimette e perché sono questioni di una certa importanza, ma può tornarci sopra più avanti, con calma, l’essenziale in un tweet è trasmettere con forza un concetto o un’emozione o meglio ancora entrambe le cose, condensate in una parola-chiave, opportunamente evidenziata dal suo bravo hashtag, gli manca soltanto la parola-chiave, e poi il più sarà fatto, facile a dirsi, perché a Ferdy, che nel frattempo si è rialzato e cammina avanti e indietro lungo una linea diagonale invisibile che taglia a metà l’ufficio, vengono in mente a ripetizione, a raffica, parole-chiave che non aprono un bel niente

#vispateresasaraitu

#whiskyandsodaandrockandroll

#ordiniamolecozze

#finedelmondobumbum

#chiglipiacelariga

#aiutomarinaaiutoooooooh

#ilprofedimatecihalecorna

#ecceteracolbotto

… Per esempio, e sono gli esempi migliori, infatti più ci pensa peggio gli vengono, ‘ste parole-chiave, regrediscono insieme a lui fino a non potersi più definire parole, ma sonorità sconnesse, esclamazioni, lamenti, parodie di bestemmie, grugniti malamente traslitterati

#nnngrruuuuugnegne

Materiale completamente inservibile, insomma, a livello comunicativo, un esperto della comunicazione e non solo come Ferdy lo capisce benissimo e tale profonda e lucida comprensione altro non fa che acuire la sua disperazione, tanto più che siamo ormai a notte inoltrata, i principali notiziari italiani sono già stati trasmessi, certo, sono ancora in tempo per i notiziari d’oltreoceano, pensa Ferdy, ma devo twittare qualcosa subito, adesso, non importa se non è qualcosa di geniale, non importa se non è qualcosa di innovativo, dai, basta che sia chiaro, per esempio

#midimetto

Ma perché non ci ho pensato prima?!, esclama Ferdy precipitandosi a digitare sul suo smartphone quella formula così semplice ma in fondo così magica, magia della semplicità!, dice a se stesso Ferdy mentre sta per mandare per il mondo il suo tweet, che però

Non ci va, nel mondo

Perché non c’è il wifi

Non c’è neanche il 4G

È caduta la connessione, qualunque tipo di connessione non è più disponibile, chissà da quanto tempo e per quanto tempo e per quale motivo, nessuno spiegherà il motivo, nessuno dirà tra quanto tempo la connessione tornerà disponibile, è uno scandalo, fanno sempre così, i signori e padroni della connessione, ed è forse anche per protestare contro questo scandaloso disservizio che Ferdy ha deciso di dimettersi?, può darsi, non se lo ricorda e intanto impreca, urla complicate irriferibili bestemmie al freddo indifferente dell’ufficio

Alla settima bestemmia, per pura coincidenza, senza rapporto di causa ed effetto, improvvisamente nella stanza cala il buio

Si tratta di uno scandaloso black-out elettrico, che forse riguarda tutta la città, dato che Ferdy guardando fuori dalla finestra vede buio, soltanto buio

Buio fuori e silenzio, silenzio, se ci fosse silenzio finalmente anche dentro

Trattiene il respiro, cerca di fare silenzio nella sua testa, ma non ci riesce

Avrei dovuto dimettermi prima, pensa Ferdy, ancora prima di iniziare, lo sapevo che sarebbe andata a finire così, poi per le dimissioni è sempre troppo tardi

La mattina dopo è seduto in poltrona, dimentico di tutto, e sorseggia un caffè, o un tè, dettando qualcosa a Gaia, o a Marina, in questo o in un altro ufficio, da mezz’ora e anche più, con lo sguardo fisso sulle cosce o le caviglie o i seni della sua nuova assistente, e continua a parlare, parlare, anche se non ne può più, di cosa?, di questa situazione, di se stesso in questa situazione, ma soprattutto di se stesso in assoluto, potrei dimettermi, gli viene da pensare, ma scarta subito l’idea, non servirebbe a niente, rassegnato com’è a che mai si estingua in lui e fuori di lui la chiacchiera agonizzante del potere

Premio Hystrio – Scritture di Scena 2020: il bando

Premio Hystrio-Scritture di Scena

Bando di concorso 2020

Parte la decima edizione del Premio Hystrio-Scritture di Scena, aperto a tutti gli autori di lingua italiana ovunque residenti entro i 35 anni (l’ultimo anno di nascita considerato valido per l’ammissione è il 1985).

Premi assegnati:
Premio Hystrio-Scritture di Scena: mise en espace del testo vincitore durante una delle serate della 30a edizione del Premio Hystrio (Milano, Teatro Elfo Puccini, 12-15 giugno 2020); pubblicazione del testo vincitore sulla rivista Hystrio; colloquio formativo riservato al vincitore con alcuni membri della giuria, per meglio approfondire punti di forza e di eventuale criticità del testo premiato.
Segnalazione Scritture di Scena-Beyond Borders?, in collaborazione con Pav, a un testo che affronta in modo interessante il tema del confine (geografico, culturale, simbolico). Il testo segnalato sarà pubblicato presso l’editore Cue Press e l’autore inserito nel database europeo di Fabulamundi.
Segnalazione In Scena! Italian Theater Festival NY, in collaborazione con Casa Italiana Zerilli-

Marimò di New York. Al segnalato una residenza di 15 giorni a New York, la traduzione del testo in inglese per mano di un traduttore specializzato, la pubblicazione in Usa e la mise en espace nell’ambito del Festival In Scena! che si svolgerà a New York a maggio 2021 (è utile una conoscenza anche scolastica della lingua inglese).

Regolamento e modalità di iscrizione:
– I testi concorrenti dovranno costituire un lavoro teatrale in prosa di normale durata. Non saranno ammessi al concorso lavori già pubblicati o che abbiano conseguito premi in altri concorsi. Qualora il testo ricevesse un premio o una pubblicazione nel corso del Premio Hystrio Scritture di Scena, è fatto obbligo all’autore di comunicarlo tempestivamente alla segreteria del Premio.
– Non sono ammessi al Premio coloro che sono risultati vincitori di una delle passate edizioni.
– Se la Giuria del Premio, a suo insindacabile giudizio, non ritenesse alcuno dei lavori concorrenti meritevole del Premio, questo non verrà assegnato.
– La quota d’iscrizione, che comprende un abbonamento annuale alla rivista Hystrio, è di euro 45 da versare con causale: Premio Hystrio-Scritture di Scena, sul Conto Corrente Postale n. 000040692204 intestato a Hystrio-Associazione per la diffusione della cultura teatrale, via Olona 17, 20123 Milano; oppure attraverso bonifico bancario sul Conto Corrente Postale n. 000040692204, IBAN IT66Z0760101600000040692204. Le ricevute di pagamento devono essere complete dell’indirizzo postale a cui inviare l’abbonamento annuale alla rivista Hystrio. I lavori dovranno essere inviati a: Redazione Hystrio, via Olona 17, 20123 Milano, entro e non oltre il 12 febbraio 2020(farà fede il timbro postale). I lavori non verranno restituiti.

– Le opere dovranno pervenire mediante raccomandata in quattro copie anonime ben leggibili e opportunamente rilegate: in esse non dovrà comparire il nome dell’autore, ma soltanto il titolo dell’opera. All’interno del plico dovranno essere presenti, in busta chiusa: a) una fotocopia di un documento d’identità valido; b) un foglio riportante, nell’ordine, nome e cognome dell’autore, titolo dell’opera, indirizzo, recapito telefonico ed email; c) una nota biografica dell’autore (massimo 2.000 caratteri); d) Ricevuta del pagamento della quota d’iscrizione. È inoltre necessario inviare il file dell’opera a premio@hystrio.it (nel nome del file e all’interno di esso dovrà comparire solo il titolo; nell’oggetto dell’e-mail indicare “Iscrizione Scritture di Scena”). Non saranno accettate iscrizioni prive di uno o più dei dati richiesti né opere che contengano informazioni differenti da quelle richieste.
– I nomi del vincitore e di eventuali testi degni di segnalazione saranno comunicati ai concorrenti e agli organi di informazione entro fine maggio 2020.
– Il testo vincitore e i segnalati avranno l’obbligo di inserire la dicitura “testo vincitore/segnalato al Premio Hystrio-Scritture di Scena 2020” in ogni futura pubblicazione o messinscena.

La giuria sarà composta da: Ferdinando Bruni (presidente), Federico Bellini, Laura Bevione, Fabrizio Caleffi, Roberto Canziani, Sara Chiappori, Claudia Cannella, Renato Gabrielli, Stefania Maraucci, Roberto Rizzente, Letizia Russo, Francesco Tei e Diego Vincenti.Informazioni:
Hystrio – Associazione per la diffusione della cultura teatrale,
via Olona 17 – 20123 Milano
tel. 02 40073256
premio@hystrio.it

 

Cronache di quel che verrà dopo / 3

Mister Holter

Finché c’è diario c’è speranza. Monitoro i silenzi e i sussulti. Il cuore racconta – a modo suo – e va preso sul serio, registrato senza interruzioni e sottilmente. Vibratili ventose e gelatina sulla pelle del petto; agganciata alla cintura una nera scatoletta contenitrice delle minuscole, puntualissime memorie. Non conta l’emozione, è qualcos’altro, ma cosa – cosa? – che rompe il ritmo, che affretta o dilata o blocca la narrazione di pranzo e cena e colazione. Sonno, veglia, abitudini e rituali: non si comprende l’oscuro linguaggio di stelle remote che in ogni istante pulsano nel sangue. Io mi ostino tuttavia, e ascolto, e trascrivo.

La cultura in trappola

Non pericolosa quanto l’eroismo vero e proprio, la sensazione di essere eroici, o di poterlo, o di doverlo ben presto essere presenta dei ragguardevoli rischi. Li avverto in me stesso come esponente di quella parte di classe media riflessiva che direttamente s’impegna nelle cosiddette professioni culturali. Il discorso comune descrive la cultura come intrappolata in un paradosso: da una parte è sotto attacco da parte dei nuovi populismi di destra, svuotata di significato e risorse pubblici, asservita dal dilagare del precariato alla ricerca istantanea del consenso e della fama; dall’altra parte è chiamata a supplire alla mancanza di presa sulla realtà di quella che fu la politica progressista, prendendone (eroicamente?) il posto. Nel ritorno confuso di fantasmi degli anni trenta del secolo scorso cui assistiamo tra indignazione e sgomento, ciò che di sicuro non si ripresenta sono le vere divisioni ideologiche. La linea di confine lungo la quale si accende il conflitto, la scissione irrevocabile tra “noi” e “loro”, si è spostata da un’altra parte, in territorio etico, quasi antropologico.

Populisti contro globalisti. Contado contro città. Plebaglia (talvolta molto ricca) contro patriziato intellettuale (talvolta molto povero). Ignoranza contro cultura (tutta la cultura, tutta dalla stessa parte). Con queste schematiche contrapposizioni riassumo rozzamente una “narrazione” diffusa e troppo comoda per essere veritiera. Sì, perché fa comodo, da un lato della barricata, in mancanza del vecchio pericolo rosso, additare come nemico l’élite radical chic; ed è altrettanto comodo, dalla parte opposta, sentirsi paladini di valori etici e culturali di portata universale, che però non si riesce a mettere in efficace relazione con un contesto socio-economico contrassegnato da brutali rapporti di forza. Certo, c’è qui un problema di rappresentanza politica. Ma la cronica inadeguatezza dei politici di sinistra e centrosinistra a soddisfare financo le minime aspettative del loro elettorato non può essere dovuta soltanto agli evidenti limiti personali di gran parte di loro. Piuttosto, dev’essere  maledettamente difficile incidere in maniera significativa in un meccanismo su cui non si ha alcun controllo, oltretutto in assenza di una visione e di una strategia complessive. E credo che lo sia anche per i politici di destra. La battaglia culturale – pro o contro la cultura – è allora quello che ci resta. Per coltivare almeno l’illusione di farla, una battaglia.

Dietro la cortina di fumo di questo conflitto tra impotenti, intravedo però un terreno comune – ed proprio questo terreno che bisognerebbe minare, far saltare in aria: questa sì che sarebbe un’impresa culturale. Mi riferisco alla fede contemporanea, diffusa negli ambienti più disparati, nel potere delle narrazioni, che proliferano a ogni livello, spesso obliterando lo spirito critico nel nome di una identificazione emotiva manipolata. Un potere che non metto in discussione, ma che trovo, in generale, pericoloso. Del resto – ci mancherebbe altro – io le amo, le narrazioni. Ci lavoro pure; in un certo senso, ci campo. Amo anche il buon vino, ma senza qualche ora di sobrietà al giorno temo che la mia visione della realtà che mi circonda sarebbe alquanto appannata… Ecco, questa proliferazione di storie, grandi e soprattutto piccole, nella quotidianità virtuale e non solo di un cittadino piccolo-medio-borghese come me ha un effetto, direi, stupefacente. Forse, a volte, consolatorio. Forse fa dimenticare, a tratti, la cruda percezione della propria sostanziale irrilevanza, del vuoto mortale intorno a cui è cucito il proprio brandello d’identità.

Non intendo, con quanto scritto sopra, mettere tutto e tutti sullo stesso piano. Indubbiamente l’attacco alle libertà e ai diritti civili, sempre più intenso anche in Italia, impone di schierarsi senza ambiguità in loro difesa; e ciò a prescindere dal fatto che si eserciti o meno una cosiddetta professione culturale. E produrre lavoro artistico politicamente impegnato è cosa del tutto legittima, in molti casi necessaria. Questo è un invito, rivolto innanzitutto a me stesso, a non cadere nella trappola d’inebriarsi fino a pensare che ciò basti, che sia tutto qui. Se si vuole attraversare questa trasformazione epocale non da ciechi, perlomeno distinguendo il contorno di qualche ombra, è necessario esercitare con umiltà un’incessante inimicizia con ogni forma di retorica, una vigilanza arcigna contro il compiacimento per le proprie buone intenzioni. Nessuna narrazione è affidabile, mai – né compiuta, anche e soprattutto se lo vuole sembrare. Ma proprio nelle sue falle – menzogne, omissioni, contraddizioni, vuoti che si aprono come ferite – si può trovare lo spazio, poetico e critico, per toccare qualcosa che duole perché è ancora, malgrado tutto, vivo.

 

Cronache di quel che verrà dopo / 2

Smart

Mentre affondo le dita nel silicio un altro mondo, il solito, si apre; e presto si richiude. C’è da qualche parte un tasto – basterebbe sfiorarlo – per ogni nome che ho scordato. Mi attraversano i polsi filamenti sottilissimi e indistruttibili: artifici a collegare artifici. La mia testa la trovi insieme alle altre, dentro a una nuvola agli antipodi di questa, diciamo, fermata del tram, da cui ci assentiamo con assorta distrazione, chini a rispecchiare sulla superficie tagliente di uno schermo un’agitazione disperata. Avverto un brulicare di pensieri già morti. La memoria si sfarina nell’aria fresca del mattino. Questa città è Milano. Sono le sette e un quarto.

Il bando Teatro Utile 2020

SECONDA A NESSUNO

Riflessioni sulla seconda generazione

Laboratorio di drammaturgia

Fino a pochi anni fa la cosiddetta “seconda generazione” era pressoché invisibile. Questa generazione rivendica un’italianità piena e non importa di che colore abbia la pelle. Le istituzioni non sono riuscite finora a prendere una posizione chiara su questo tema, ma questi giovani sono sempre più presenti e attivi nella nostra società.

Da queste considerazioni generali nasce il nostro desiderio di aprire uno spazio di riflessione in ambito teatrale che coinvolga anche autori e artisti di seconda generazione in un confronto costruttivo.

Il Progetto Teatro utile 2020 prevede un laboratorio di drammaturgia. I testi scritti dai partecipanti al laboratorio saranno presentati in forma di mise en espace in alcune scuole di Milano e all’Accademia dei Filodrammatici. Oltre ai laboratori ci saranno cinque incontri aperti alla cittadinanza, in cui si discuterà intorno al tema della “seconda generazione”.

Questo Bando è rivolto ad autori e artisti di diverse nazionalità.

Per partecipare al concorso di selezione è necessario inviare il curriculum vitae e una lettera motivazionale all’indirizzo: filodram@accademiadeifilodrammatici.it  entro e non oltre il 30 gennaio 2020.

Saranno ammessi fino a 8 drammaturghi

CALENDARIO DEGLI INCONTRI

Il Laboratorio di drammaturgia si svolgerà presso l’Accademia dei Filodrammatici
dal 10 al 15 febbraio 2020 dalle ore 10 alle ore 18
e nei weekend 14 e 15 marzo, 4 e 5 aprile, 9 e 10 maggio, sempre dalle ore 10 alle ore 18.

La frequenza è obbligatoria.

Il laboratorio di drammaturgia è a cura del drammaturgo Renato Gabrielli
con la collaborazione di Tiziana Bergamaschi (responsabile del progetto)

Il costo dei laboratori è a carico dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano, quindi la partecipazione per gli allievi è gratuita.

Il Progetto completo di Teatro Utile, giunto alla sua 8° edizione, è disponibile su: http://accademiadeifilodrammatici.it/progettoteatroutile2020/

Per informazioni: 02 86460849, filodram@accademiadeifilodrammatici.it

 

Cronache di quel che verrà dopo / 1

Sulla strada, ancora

Tutte le informazioni necessarie, pensa, o gli viene fatto pensare, sono presenti su una piattaforma esterna e costantemente aggiornate, non importa dov’è la piattaforma, non importa che lui sappia con precisione che cos’è una piattaforma esterna, quel che conta è che si è già messo in cammino, in viaggio, in moto verso una destinazione individuata sulle mappe da un Occhio alto e acutissimo, il quale vede attraverso e ben oltre i suoi modesti occhi castani, segni particolari nessuno, pure i capelli erano castani prima di cadere diciamo nell’oblio, peso normale, altezza ordinaria, carrozzeria marginalmente ammaccata, un colore che non si nota, un modello come tanti altri, privo di optional, di qualunque tipo di optional, dell’idea stessa di avere delle opzioni di qualunque tipo, flessibile però, adattabile, certe volte avanza su gambe, certe altre volte su ruote, due, quattro, a seconda, a seconda di cosa?, non è programmato per farsi domande, le domande distraggono dal cammino, è una giornata tiepida nella sua città ma non per questo meno carica di insidie, sensi unici che all’improvviso s’invertono, solo per fare un esempio, oppure ostacoli imprevisti sulla carreggiata, buche nei marciapiedi, merde, lui comunque sorride senza alternative con le solite labbra un po’ consumate, avanza a ritmo regolare nel traffico tiepido ben sapendo, perché qualcuno glie l’ha detto, che tra duecento metri, centonovanta, dovrà girare a sinistra, centocinquanta, ma questa certezza non riduce mai nemmeno di una tacca il grado di allerta dei suoi sensibilissimi sensori, un grado fissato, anzi inchiodato al massimo, la frenata d’emergenza è sempre pronta, d’altra parte un’emergenza è spesso dietro l’angolo o addirittura davanti, un piccione ti si schianta in faccia, o sul lunotto, tanto per dire, e dopo la curva magari è un altro giorno, un anno diverso, un pezzo di vita all’indietro, c’è un cuore, il suo?, che batte molto più forte, come nel corpo di uno che corre, qui a destra c’era un negozio di dischi, non c’è più, c’è per una frazione di secondo, quest’accelerazione sa d’infanzia e toglierebbe il fiato, ma lui ha buone riserve di fiato, benzina per cento di questi viaggi, un’assicurazione che lo protegge dai furti, però non tutti, non esiste la copertura assoluta, infatti qualcuno come lui, forse perfino lui è stato almeno una volta rubato, o meglio dirottato verso territori fuori mappa di profondo sogno criminale, periferie non autorizzate in cui si precipita da svincoli stradali interrotti, dove tutto è discarica e capannone e luna park, lì qualcuno l’ha fatto a pezzi, probabilmente, e poi ha rivenduto i pezzi, di chi sono i pezzi che ho dentro, pensa accarezzandosi lo sterno, comunque un lavoro da grandi professionisti, nessuno si è accorto delle differenze, adesso rallenta nel presentimento di un parcheggio, gira e gira ancora intorno a un isolato di trent’anni fa, giardinetti sulla sinistra, edifici di quattro, sei, otto piani a destra, l’abisso della circonvallazione esterna davanti ma lontano, gira e rigira, prima o poi si creerà un vuoto delle dimensioni esatte del suo corpo, basta solo aspettare, aspettare ed essere pronti, poi si entra nel vuoto piano, piano e di spalle, sbirciando all’indietro, controllando di fianco, consapevoli che in futuro di tutta questa cautela e concentrazione non ci sarà bisogno, poiché ogni futuro supera il suo passato tecnologicamente e lui sa che la sua tecnologia, come tutte, verrà superata, non dovrò nemmeno, immagina, spostarmi e guidare o venire guidato, ogni cosa invece sarà condotta ai miei piedi, sulla mia soglia o tra queste mani, a comando dai quattro angoli di quel che chiamiamo mondo, in un tempo addomesticato, intanto il cielo si è mosso in direzione contraria alla sua marcia, con qualche nube sparsa e sfilacciata priva di significato apparente, nessuna previsione, nessun presagio, in una strada parallela, sulla destra, si segnala traffico intenso, forse bloccato, sarà per un incidente, oppure –

“Andare verso” al Castello di Brescia

 

ANDARE VERSO

Image Collective/Residenza IDRA

GIOVEDÌ 21 E VENERDÌ 22 NOVEMBRE
Partenza da Castello di Brescia
Ore 19.00 – Ritrovo ore 18.45

Solo in prevendita
Percorso itinerante in cuffia per 25 spettatori alla volta
È richiesto un documento d’identità a titolo di cauzione
Il percorso non è accessibile alle sedie a rotelle, la presenza di eventuali portatori di handicap con difficoltà motorie deve essere comunicata tempestivamente
Durata 90’

 

Produzione Residenza IDRA
In collaborazione con Image Collective
Regia Davide D’Antonio
Con Roberto Capaldo, Marco Coppi, Roberta Moneta, Alessandro Quattro, Elena Strada, Giuseppina Turra
Interventi drammaturgici Emanuele Aldrovrandi, Davide Carnevali, Renato Gabrielli, Francesco Niccolini, Rita Pelusio e Domenico Ferrari, Michele Santeramo

“La casa dell’anima non è in Paradiso, ma nella strada aperta. L’unica cosa da fare è mettersi liberamente in cammino” D.H.Lawrence
Si può guardare in molti modi: il passante guarda per farsi meravigliare, per dimenticare, per intrattenersi ma l’uomo guarda le stesse cose sapendo che quelle sono radice di un’evoluzione lunga nel tempo, che può restituirgli un’immagine più piena di sè.
Ri-guarderemo questa città in un percorso a piedi tra le piazze e le vie che verranno illuminate dai drammaturghi Italiani più noti: vedute, scorci, dettagli per scoprire se in fondo in fondo l’anelito a costruire una comunità lo abbiamo veramente raggiunto.

Image Collective è una compagnia di recente formazione che fa della cross disciplinarietà la chiave della sua poetica alla ricerca di un rapporto di maggiore profondità con lo spettatore.

Spettacolo inserito nel progetto PF 900

info e prenotazioni su www.wonderlandfestival.it

Laboratori alla Bottega dello Sguardo – Aggiornamento settembre 2019

LABORATORI E WORKSHOP

Il mese di settembre sarà dedicato ai laboratori.

I primi due week-end vedranno Renata Molinari impegnata con gli operatori di Cinemovel. La proposta di laboratorio si inserisce nel più ampio programma di educazione allo sguardo e alla scrittura che da anni la Bottega propone sotto il comune denominatore di Arte e Pratiche dell’osservazione: Osservare per Scrivere – Scrivere per Vedere. 

Le iscrizioni al laboratorio Parole in azione fra racconto e visione sono già chiuse, sono invece aperte le iscrizioni al laboratorio

>ALTRI INDOVINI
Un laboratorio di scrittura seconda, condotto da Renato Gabrielli.

Il laboratorio si ricollega a quello condotto ai primi di giugno da Renata Molinari, sempre dedicato alle riscritture per il teatro. In questo caso l’incontro di lavoro sarà volto ad analizzare il personaggio dell’indovino nel Giulio Cesare di Shakespeare, per poi immaginare e dare corpo e spessore scenico a nuovi percorsi drammaturgici che lo vedano protagonista. Il personaggio dell’indovino è in apparenza marginale della tragedia shakespeariana – come il poeta Cinna, cui il drammaturgo nostro contemporaneo Tim Crouch ha dedicato il monologo I, Cinna - ma può consentire di penetrare nei grandi sconvolgimenti storici e nelle trame della politica, da un’ottica inusuale se pur ricorrente. Che ci fa un indovino fra gli uomini d’azione?

Sabato 21 (11-18) / domenica 22 settembre (10-16)

Le iscrizioni si chiuderanno il 14 settembre.

Numero minimo di partecipanti 7, massimo 12. Il contributo per il laboratorio è di 70 euro.*

SAVE THE DATE!

>CANTARE I LUOGHI

Un laboratorio di canto e racconto corale per Bagnacavallo, condotto da Ambra D’Amico.

Ogni canto ha il suo luogo, e il modo del canto si crea per il luogo, e suono e parole raccontano cose che in quel luogo trovano il loro spazio e ci giungono come devono essere. E le parole si intrecciano con il canto in un dialogo di amoroso scontro e incontro.

A settembre cominceremo a raccogliere materiale e a individuare i luoghi deputati.

Sono previsti due week-end di lavoro: 19-20 ottobre e 9-10 novembre. Chi intende partecipare deve iscriversi il prima possibile, a settembre, per fare avere ad Ambra D’Amico le proposte di canti e racconti sui quali lei possa cominciare a lavorare.

Le iscrizioni chiuderanno il 7 ottobre.

Numero minimo di partecipanti 9, massimo quanti ne contengono i luoghi…

Il contributo per i due week-end di laboratorio è di 100 euro.*

> Ricordiamo che per partecipare ai laboratori è richiesta l’iscrizione all’Associazione La Bottega dello Sguardo.

Dove Siamo

Via Farini, 23, 48012 Bagnacavallo RA

0545 62536 – 338 702 8578
 

Davide Carnevali, Menelao (una tragedia contemporanea) / Aristotele…

Davide Carnevali, Menelao (una tragedia contemporanea), Luca Sossella editore, pp. 76, €10

Davide Carnevali, Aristotele invita Velázquez a colazione e gli prepara uova e (Francis) Bacon, Luca Sossella editore, pp. 70, €10

Questi due recenti copioni di Davide Carnevali sono accomunati da un uso sistematico di anacronismi, vòlti non tanto ad attualizzare o dissacrare figure del mito e della storia, quanto a creare una dimensione atemporale, teatralmente sospesa e instabile. In Menelao i continui scarti tra registro alto e basso non provocano uno slittamento del testo nel genere della commedia. La condizione del ridicolo protagonista permane – come da sottotitolo – tragica. Lontanissimo parente dell’eroe omerico, figliastro dei tormentati e raziocinanti anti-eroi esistenzialisti, il Menelao di Carnevali è un ricco borghese dei nostri giorni e delle nostre latitudini, incapace di godersi i frutti dell’aver vinto senza combattere. Non ci viene proposta una drammatizzazione lineare della sua vicenda, bensì una successione di quadri narrativamente sconnessi, ma fortemente collegati tra di loro sul piano concettuale. Siamo di fronte a una drammaturgia che rinuncia all’intrattenimento empatico per rivolgersi piuttosto all’immaginazione e all’intelligenza critica del pubblico, provando a gettare sprazzi di luce sulle contraddizioni del nostro confuso presente. Tale impostazione si ritrova, con un’inevitabile accentuazione didascalica, in Aristotele…, un interessante esperimento di classroom play rivolto agli studenti delle scuole medie superiori. Qui l’autore affronta la sfida di far avvicinare i giovani spettatori al complesso tema filosofico del “concetto di rappresentazione dalla Grecia classica alla contemporaneità”. Nel progetto formativo, commissionato da Emilia Romagna Teatro, allo spettacolo si affianca il possibile utilizzo di alcuni social media (Facebook, Instagram, YouTube, Twitter) come piattaforme didattiche. L’impianto del testo è epico: due attori si rivolgono al pubblico, via via interpretando o citando personaggi storici d’epoche tra loro distanti, con accostamenti vertiginosi e paradossali, come quelli basati sull’omonimia (Velázquez il conquistadore Velázquez il pittore; Bacon il filosofo e Bacon il pittore). Il continuo e serrato alternarsi di stimoli intellettuali e umorismo da trivio non risulta gratuito, ma organico a una visione della scena come palestra dialettica in cui non si rappresenta la realtà, ma si immagina come cambiarla.

(pubblicato su “Hystrio”, 3/2019)

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