Riassunto – 4

Essere scrittori, al giorno d’oggi, dà un sacco di preoccupazioni. Ci si sente eccessivamente responsabili nei confronti del proprio pubblico, che, grazie alle tecniche di analisi del mercato e all’interattività dei new media, si conosce fin troppo bene. Per esempio, una società di ricerca mi ha di recente rivelato che il 50% dei lettori di questo riassunto è composto da signorine per bene e da minori di sedici anni. Questa consapevolezza mi ha come paralizzato e spinto sull’orlo dell’autocensura. Pubblicare o non pubblicare la quarta puntata del riassunto, una puntata quasi completamente ambientata al Canarino Marcio? Ben sapendo che Canarino Marcio vuol dire emozioni forti, sapori e odori ancor più forti, e turbamenti del basso ventre pressoché insostenibili? Alla fine, ecco il compromesso: qui sotto c’è la torbida vicenda, ma faccio appello a voi, Harmony e G.G.! Salvate la vostra innocenza! Surfate liberi e leggeri verso altri siti e tornate qui solo a fine aprile, per la puntata successiva, che sarà eticamente sostenibile e amica dei più fragili.

Per Riccardo, questa avrebbe dovuto essere una bellissima serata, o comunque un colpetto di vita dopo quattro settimane di noioso tran-tran da manager di network consulting e rispettabile padre di famiglia. Ogni mese, lui non aspetta altro che la rituale uscita al Canarino Marcio assieme a Ferdinando, lo spiantato amico dei tempi del liceo, con cui vent’anni fa aveva iniziato a frequentare questo antico tempio della salamella bisunta e del vino allungato, ricettacolo di sedicenti ex-anarchici ormai di mezz’età – officiante sempre Tommasone, il proprietario bestemmiatore svogliato e renitente all’osservanza delle normative sanitarie. Per l’occasione Riccardo, di nascosto dalla moglie, si è vestito in modo anacronistico e sciatto, coi vecchi jeans sdruciti e semi-aperti dalla pressione del girovita fuori controllo. Si è perfino infilato in tasca un pezzetto di ottimo stupefacente vegetale biologico garantito, nella prospettiva di un dopocena di sospesa, fumosa, nostalgica bellezza. Non avrà modo di farne uso. La serata ha preso una piega imprevista, preoccupante, per colpa di Ferdinando. Certo, a causa dei suoi ricorrenti problemi artistici, familiari, economici, sentimentali ed esistenziali, Ferdinando gli è sempre apparso un uomo in crisi, ma così stabilmente in crisi da non poter veramente impazzire. E invece ora è proteso verso di lui, con il collo tirato e pulsante, le pupille dilatate, e sibila, senza la minima ombra d’ironia: “Ma te ne sei accorto o no, che siamo circondati dai maledetti froci?!…”

Ferdinando, un compagno. O, quantomeno, un artista – il che per tanto tempo ha voluto dire la stessa cosa. Uno che nella vita ha avuto per la testa pensieri di ogni tipo, tranne l’omofobia. Quel Ferdinando, proprio lui, gli sta rovesciando addosso un profluvio di assurde lamentele piene d’odio contro la “cultura ricchiona”, una sorta di mega-complotto omosessuale che unirebbe i soggetti più disparati, dai modelli delle riviste “Biceps” e “Men’s Power” all’influente critico Albino Vanelli, nel comune obiettivo di negargli il meritato successo e rovinargli l’esistenza. Riccardo non sa come reagire. Teme che qualcuno intorno ascolti e riferisca i discorsi inaccettabili dell’amico, rovinandogli per sempre la piazza, cioè alcuni interessanti rapporti, come quello con la giovane cameriera tardo-punk con cui sta sfacciatamente flirtando dall’inizio della cena. Prova a calmare l’amico, a dirgli che, se le immagini di quelle riviste (per le quali, grazie a lui, Ferdinando lavora come redattore a cottimo) lo turbano tanto, può presentarlo a un altro editore, quello di “Sculture da giardino”. Niente da fare. L’artista è già passato a un’inarrestabile tirata su certi giochi erotici a suo avviso troppo ostentati tra Pluto e Artaud, i due cani che Vanelli si porterebbe sempre in giro a scopo di provocazione e abuso di potere pseudo-culturale… Riccardo non ne può più. Sbotta: “Ma perché ce l’hai tanto coi gay? C’hai qualche problema? Non ci sarà mica qualcosa che ti manca, da troppo tempo, eh?”… E, ridacchiando, accosta l’avanzo di salamella che gli è rimasto nel piatto a una pozzetta di senape, e poi l’allontana, l’accosta e l’allontana, senape e salamella, salamella e senape, con fare sempre più sfottente e chiaramente allusivo alla lunga astinenza sessuale dell’amico. Una sana e virile confidenza goliardica non è mai venuta meno tra i due, fin dai tempi dell’adolescenza, ma stasera c’è nell’aria qualcosa di diverso: una tensione morbosa, un’ostilità sottotraccia pronta a esplodere alla minima scintilla. E la scintilla, incautamente, è Riccardo a produrla, quando consiglia a Ferdinando di cercarsi una donna vera, invece di perdere altri anni a sbavare dietro alla solita Luisa. Nella stessa frase, il manager in network consulting sbaglia due volte: perché la musa di Ferdinando si chiama Elisa – anzi, Eliiiiiiisa – e perché definirla “gattamorta”, come farà subito dopo, gli costerà un boccale pieno di birra rossa scagliato in faccia, un taglio sul mento curabile in sette giorni, ma soprattutto la fine di un’amicizia importante e di tante belle rimpatriate al Canarino Marcio.

Il giorno dopo Ferdinando, in tutta sincerità, senza omettere http:\\/\\/renatogabrielli.ita, racconta questo increscioso episodio alla direttrice del festival d’arti performative fiammingo o vallone che potrebbe finanziare il suo Progetto, e dunque imprimere una svolta improvvisa alla sua carriera artistica agonizzante. E’ ben riposta, questa fiducia? Fa bene, a essere così sincero? O nel cielo già cupo della sua vita sta per tramontare anche la pallida speranza di un riscatto belga?

(segue)

    • Durke
    • April 8th, 2011

    Caro Ren, mi sa che non esistono più le signorine Harmony e i punti G.G. di una volta, ormai avvezzi come saranno al marcio che li circonda… magari si trattasse di Canarini… Per cui, avanti tutta… Siamo sicuri che i punti H. e G. sono ormai pronti anche a una puntata che riveli che c’è del marcio persino in Belgio
    Durke editore sempre pronto a editare

    • Harmony – ragazza di campagna
    • April 20th, 2011

    Caro autore del non romanzo, eccomi!
    Finalmente riesco a scriverti. La puntata non è poi così torbida, te lo garantisco: bisogna dare ragione al non editore Durke. Sapessi cosa accade tutti i giorni a “noi signorine per bene”, non te lo puoi immaginare. Persino nei luoghi più impensabili dobbiamo stare all’erta … il Canarino Marcio è http:\\/\\/renatogabrielli.ita a confronto.
    quindi, avanti ti prego!
    tua Harmony

  1. Cara Harmony, cosa accade tutti giorni a voi signorine per bene? Non me lo posso immaginare, ma davvero mi piacerebbe saperlo. E piacerebbe a tanti, ne sono certo. C’è del potenziale per un romanzo-romanzo (senza non) che risollevi una volta per tutte le finanze del Durkeditore.
    Io comunque vado avanti, verso la puntata ospedaliera e quella sulla porno-consulente.
    A presto
    R

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