Berlusconi. Un saggio

Stavo dormendo o ero sveglio, quando mi è apparso dinnanzi il noto presidente? Non lo so. So soltanto che ero nel mio letto e il presidente sorrideva, come sempre. La situazione mi è sembrata strana e pure imbarazzante, benché lui di nudo avesse solo la faccia. Allora ho cercato di svegliarmi. Ma certi sogni sono così idioti, e soprattutto così coerenti nella loro idiozia, che siamo costretti a chiamarli realtà. Ho preso dunque coraggio e l’ho apostrofato: “Presidente! Ma cosa vuole? Chi l’ha fatta entrare qui dentro? Come osa?… Ma lei lo sa chi sono io?”. Dopo una breve pausa drammatica, ho scandito: “Io sono un intellettuale italiano!”. Un’altra pausa. “Indipendente. Indomito. Incorruttibile. Fiero. Paura, eh?… Perfino le tribù nomadi del deserto temono e invidiano la selvaggia libertà di noi intellettuali italiani. Lei non può entrare nel mio inconscio, o comunque nella mia camera da letto, come se fossi un ministro qualunque!”. Lui annuiva, sempre sorridendo. Poi ha posato qualcosa sul comodino… “Ma cosa fa?” gli ho urlato “Si riprenda il ciondolo! Non lo posso indossare! Che figura ci faccio, con gli amici?… No, quella invece no! La busta, dico. Quella me la può lasciare, se proprio vuole. Non ho pregiudizi ideologici. La aprirò dopo, con calma.”. Il presidente, senza avere l’aria di offendersi, si è rimesso in tasca il ciondolo con le nostre iniziali intrecciate. Sorrideva. Attendeva. Io avvertivo la pulsazione delle banconote nella busta sul comodino, a pochi centimetri dalle mie guance; potevo quasi sentirne il calore. E’ stato allora che qualcosa in me si è sciolto – e ho capito. Ho capito la segreta sofferenza del presidente. E perché era venuto a visitare proprio me, il più indomabile degli intellettuali italiani indipendenti. Il più acuto. Il più provocatorio. Il più anticonformista, spiazzante, eccetera. Lui voleva da me un saggio, ma non uno dei tanti saggi presuntuosi di certi miei colleghi mezze calzette, bensì il saggio definitivo e geniale che spiegherà a tutti, perfino a lui stesso, che non ne può più dall’angosciata curiosità, il vero significato di “Berlusconi”. Non potevo certo sottrarmi alla sfida e alla responsabilità. L’ho lasciato di là, in camera da letto, a fissare sorridendo l’orma della mia testa sul cuscino. Sono al computer – ci ho passato davanti tutta la notte, o forse più notti. Ho già scritto 420 pagine del saggio. Ve ne anticipo qui un breve estratto.

Conclusioni

Come ho ampiamente dimostrato nei capitoli precedenti, CCBCCB (Ciò Che Banalmente Continuiamo a Chiamare Berlusconi) non esiste. Non esiste sul piano spirituale – è evidente – ma neppure su quello materiale, se limitiamo la nostra analisi alle tre dimensioni percepite nella vita di tutti i giorni. E’ per questo che molte richieste che gli vengono fatte, come per esempio quella di dimettersi, risultano irricevibili sul piano logico, dilettantesche, aporetiche. E allora, a cosa dobbiamo il fenomeno CCBCCB? Perché si è manifestato nel nostro mondo e influenza, anche in modo rilevante, le nostre vite? Più della metà di questo saggio è dedicata a esaminare l’ipotesi che CCBCCB sia la concrezione fantasmatica delle proiezioni psico-sociali archetipiche rimosse della nazione italiana alle prese con la difficile uscita dal trauma natale del Risorgimento. In parole semplici, il presidente altro non sarebbe che il famoso “grande oggetto B” di cui discettava Marcel Lacan, il fratello più alla mano di Jacques, nei suoi Seminari al Parco. Tutto qui? Problema risolto? Ma non siamo ridicoli! Ho smontato pezzo per pezzo nel capitolo 10 questa ipotesi riduzionista, per poi liquidare quella neo-melodico-marxista di Tony Negry, che nel suo ultimo album, Un sacco di gente, ha cantato che CCBCCB è plus-valore erotizzato. Questi e altri prestigiosi colleghi intellettuali hanno commesso un’ingenuità grossolana, tentando di decifrare il fenomeno CCBCCB senza tener conto delle conquiste della fisica novecentesca. Anch’io ero vittima di questa mancata integrazione tra sapere umanistico e sapere scientifico, finché non mi ha aperto gli occhi J. Copellotti.

Copellotti è uno del quartiere, con cui ogni tanto mi scolo un paio di bicchieri nel bar sotto casa. Di solito parliamo di calcio e mogli, ma qualche sera fa mi ha rivelato – e non ho motivo di non credergli – che di mestiere fa il fisico nucleare. A lui devo la fondamentale intuizione che illumina questo saggio: ci sono altre dimensioni oltre a quelle che percepiamo, e l’apparente assurdità di CCBCCB è dovuta al fatto che egli/esso appartiene a una o più di queste dimensioni eccedenti. La quarta dimensione ci è soprattutto nota attraverso il telefilm americano Ai confini della realtà. C’è chi giura che, scorrendo al rallentatore alcuni episodi, in certe inquadrature appaia, sotto forma di ectoplasma ma chiaramente riconoscibile, il noto presidente. “Ma questa è pseudo-scienza!” ha esclamato Copellotti, sbattendo il palmo sul tavolo e versandomi così parecchia birra sui pantaloni. In realtà, gli studiosi di fisica più seri collocano CCBCCB da qualche parte tra la quinta e la nona dimensione. Probabilmente si sposta dalla sesta all’ottava, dalla settima alla quinta, così, come gli gira, e non possiamo mai determinare precisamente in quale si trova, per via del principio di imprecisione di Schweinsteiger.

Come risolvere, allora, il grave problema di interferenza tra raggi cosmici che ha sbalzato CCBCCB nella nostra sfera percettiva e ce lo potrebbe lasciare per un numero n-elevato-alla-potenza-n di eoni? Una soluzione ci sarebbe. Bisognerebbe attirarlo con l’inganno in un enorme macchinario frulla-protoni che, elaborando vari triliardi di dati, riesca a calcolare, nello stesso preciso istante, velocità, posizione, spin intorno all’asse, entropia offshore, percentuale di declivio giudiziario e coefficiente magònico delle barzellette  di CCBCCB, per poi riprodurre e trasferire questa conformazione subatomica nell’unico pianetino compatibile dell’universo, alla periferia della galassia di Andromeda. Questa è senz’altro una buona notizia. La cattiva notizia è che, secondo J.Copellotti, per costruire una macchina del genere la NASA e il CERN dovrebbero collaborare a tempo pieno per circa trentadue anni. E – soprattutto – c’è una sola persona in Italia che avrebbe i mezzi per finanziare questa operazione. Indovinate chi è.

    • ferdy
    • March 15th, 2011

    folgorato dalla sua saggististica onirica illuminazione !!

    • ferdy
    • March 15th, 2011

    ..mi correggo saggistica e pluridimensionale illuminazione

    • durke
    • March 17th, 2011

    caro Renato, per sicurezza sono poi andato a controllare il mio conto in banca,purtroppo puoi dire a J.Copellotti che non sono io quella persona. Peccato.

    • il ponte circolare
    • March 23rd, 2011

    ecco. è un problema di dimensioni. al solito.

    • Tarapiatapiocozanoni
    • April 7th, 2011

    Sono il fratello di Lacan. Innanzitutto intendo sporgere querela per denunciare l’intento criminoso con cui è stata travisata la mia opera. In secondo luogo tutto ciò che ho sostenuto nella mia vita l’ho fatto solo per avere un’amaca. Per quanto riguarda Copellotti abita di fronte a me e sta dormendo quindi fate piano sennò si incazza. Sognidoro a tutti.

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