Cronache di quel che verrà dopo / 1

Sulla strada, ancora

Tutte le informazioni necessarie, pensa, o gli viene fatto pensare, sono presenti su una piattaforma esterna e costantemente aggiornate, non importa dov’è la piattaforma, non importa che lui sappia con precisione che cos’è una piattaforma esterna, quel che conta è che si è già messo in cammino, in viaggio, in moto verso una destinazione individuata sulle mappe da un Occhio alto e acutissimo, il quale vede attraverso e ben oltre i suoi modesti occhi castani, segni particolari nessuno, pure i capelli erano castani prima di cadere diciamo nell’oblio, peso normale, altezza ordinaria, carrozzeria marginalmente ammaccata, un colore che non si nota, un modello come tanti altri, privo di optional, di qualunque tipo di optional, dell’idea stessa di avere delle opzioni di qualunque tipo, flessibile però, adattabile, certe volte avanza su gambe, certe altre volte su ruote, due, quattro, a seconda, a seconda di cosa?, non è programmato per farsi domande, le domande distraggono dal cammino, è una giornata tiepida nella sua città ma non per questo meno carica di insidie, sensi unici che all’improvviso s’invertono, solo per fare un esempio, oppure ostacoli imprevisti sulla carreggiata, buche nei marciapiedi, merde, lui comunque sorride senza alternative con le solite labbra un po’ consumate, avanza a ritmo regolare nel traffico tiepido ben sapendo, perché qualcuno glie l’ha detto, che tra duecento metri, centonovanta, dovrà girare a sinistra, centocinquanta, ma questa certezza non riduce mai nemmeno di una tacca il grado di allerta dei suoi sensibilissimi sensori, un grado fissato, anzi inchiodato al massimo, la frenata d’emergenza è sempre pronta, d’altra parte un’emergenza è spesso dietro l’angolo o addirittura davanti, un piccione ti si schianta in faccia, o sul lunotto, tanto per dire, e dopo la curva magari è un altro giorno, un anno diverso, un pezzo di vita all’indietro, c’è un cuore, il suo?, che batte molto più forte, come nel corpo di uno che corre, qui a destra c’era un negozio di dischi, non c’è più, c’è per una frazione di secondo, quest’accelerazione sa d’infanzia e toglierebbe il fiato, ma lui ha buone riserve di fiato, benzina per cento di questi viaggi, un’assicurazione che lo protegge dai furti, però non tutti, non esiste la copertura assoluta, infatti qualcuno come lui, forse perfino lui è stato almeno una volta rubato, o meglio dirottato verso territori fuori mappa di profondo sogno criminale, periferie non autorizzate in cui si precipita da svincoli stradali interrotti, dove tutto è discarica e capannone e luna park, lì qualcuno l’ha fatto a pezzi, probabilmente, e poi ha rivenduto i pezzi, di chi sono i pezzi che ho dentro, pensa accarezzandosi lo sterno, comunque un lavoro da grandi professionisti, nessuno si è accorto delle differenze, adesso rallenta nel presentimento di un parcheggio, gira e gira ancora intorno a un isolato di trent’anni fa, giardinetti sulla sinistra, edifici di quattro, sei, otto piani a destra, l’abisso della circonvallazione esterna davanti ma lontano, gira e rigira, prima o poi si creerà un vuoto delle dimensioni esatte del suo corpo, basta solo aspettare, aspettare ed essere pronti, poi si entra nel vuoto piano, piano e di spalle, sbirciando all’indietro, controllando di fianco, consapevoli che in futuro di tutta questa cautela e concentrazione non ci sarà bisogno, poiché ogni futuro supera il suo passato tecnologicamente e lui sa che la sua tecnologia, come tutte, verrà superata, non dovrò nemmeno, immagina, spostarmi e guidare o venire guidato, ogni cosa invece sarà condotta ai miei piedi, sulla mia soglia o tra queste mani, a comando dai quattro angoli di quel che chiamiamo mondo, in un tempo addomesticato, intanto il cielo si è mosso in direzione contraria alla sua marcia, con qualche nube sparsa e sfilacciata priva di significato apparente, nessuna previsione, nessun presagio, in una strada parallela, sulla destra, si segnala traffico intenso, forse bloccato, sarà per un incidente, oppure –

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