Lunchtime Theatre

Teatro all’ora di pranzo: nuovi testi al debutto assoluto, della durata massima di cinquanta minuti, con un tortino di carne o vegetariano e una pinta di birra inclusi nel prezzo del biglietto. Questa la formula di A Play, a Pie and a Pint, iniziativa ospitata da alcuni anni nell’Oran Mor di Glasgow, ex edificio di culto trasformato in locale pubblico/pub su due piani. Il suo vulcanico ideatore, David Maclennan, ha da pochi giorni annunciato sul sito il programma della Spring Season 2010: una ventina di plays di vario genere, di autori esordienti o già affermati (tra i quali Simon Stephens e Gregory Burke); da segnalare in particolare, ai primi di marzo, The Shattered Head, dedicato da Maggie Rose e Graham Eatough all’artista edimburghese d’origini italiane Edoardo Paolozzi. Tutti questi spettacoli sono prodotti con dodici giorni di prova e mezzi tecnici elementari; li si presenta poi per una settimana, a ora di pranzo, a un pubblico appassionato, informale e attento. Ho potuto sperimentare i pregi di questo sistema produttivo lo scorso ottobre, quando è andato in scena Eat Your Heart Out, il mio testo Tre nella traduzione della drammaturga Ann Marie Di Mambro. Impensabile in Italia, una simile rassegna di nuova drammaturgia è stata costruita comunque con enorme fatica e genio imprenditoriale; ai suoi inizi, non riceveva infatti alcun sostegno pubblico. Ora però è divenuta perfino di moda e – a quanto anticipa McLennan – il contagio del “lunchtime theatre” rischia di espandersi presto a Edimburgo e a Londra.

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